Scoprendo la cultura negata, quella di cui nessuno parla e difficilmente si trova traccia, o perlomeno, sotto il naso di tutti benché trascurata. E’ quanto sta accadendo nella ricerca sempre più approfondita sul primo conflitto mondiale. Questa serie d’approfondimenti, nati da una delusione di studio (il pessimo testo dell’Alessandro Barbero dal titolo “Caporetto“) ha riservato una serie di scoperte progressive. Mi spiego. Non si riesce ad avere una trattazione unitaria e completa dei fatti accaduti nel primo conflitto in Italia; ogni testo aggiunge un dettaglio tralasciando la visione d’insieme; è snervante!

Dalla più ampia visione d’insieme europea, ormai letta e riletta, il nuovo bisogno culturale sorto un anno fa, è per una concentrazione sul solo fronte italiano. Basta l’analisi dei grandi fatti bellici, il piacere è ora dedicato all’Italia.

Ebbene sul tema non si riesce ad avere un solo autore di riferimento.

Tanto di cappello e rispetto (è un patriota) a Gianni Pieropan per i suoi libri e in particolare “Storia della grande guerra sul fronte italiano 1915-1918“. Poi però, sfogliando altri testi, si scopre che nel Friuli occupato dal nemico, in seguito al collasso a Caporetto, sono morte di fame e stenti 12.500 persone e 10.000 le donne violentate. Come mai e perchè una notizia di questo tipo emerge come un capitolo quasi d’appendice dalle riflessioni d’Aldo Cazzullo nel testo “La guerra dei nostri nonni“?

Le sorprese non terminano!

C’è anche un altro soggetto che per mancanza di rispetto qui non viene pronunciato che si dichiara storico militare. Non è rispettato perchè il tipo s’è piegato alla moda corrente per cui la storia si scrive criticando aspramente i protagonisti d’allora senza rispettarne valori, situazioni e contesti. Eppure questo soggetto, nel capitolo finale del suo libro, aggiunge un dettaglio importante non trattato da nessuno!

Al contrario di quanto avvenuto nelle altre Nazioni vincitrici del conflitto, i reduci non hanno ricevuto l’onore di sfilare in parata a Roma al cospetto del Paese e del Re. Fu una mancanza grave motivata dal bisogno “d’ordine pubblico”. E’ facile capire come quello che sarà poi lo squadrismo fascista avrà terreno fertile su cui crescere.

Eppure anche questo è un fatto che si scopre attingendo ad altra fonte pur trattandosi di un dettaglio importante che altri hanno trascurato. 

Per allargare la visuale è in corso lo studio di Ervin Rommel “Fanteria d’attacco“.

L’allora Ten. Rommel si distinse nello sfondamento a Caporetto per cui la sua testimonianza è pertinente. Dal solo militare Rommel si passa facilmente a Ernest Junger. Quest’autore non è stato solo un Ufficiale e militare, ma un intellettuale profondo e intenso. Non è finita, portandosi da Rommel a Junger si scopre Julius Evola!

La domanda è facile: perchè arrivo in età adulta senza aver mai sentito questi autori in tanti e tantissimi anni di scuola e università? Sto scoprendo la cultura negata.


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