Aggiornamento al 27 aprile 2009

Rapporto Semilavorati

Aggiornamento al 27 aprile 2009 di Giovanni Carlini

Fonti:
– Quotazioni Ufficiali London Metal Exchange – indici LME, COMEX e NYMEX.,
– Quotidiano: Il Sole 24Ore e suo sito “Metalli 24 materie prime”
– Associazioni: Assofermet e Camera di Commercio di Milano
– Siti Web dedicati: SteelOrbis, DJ Acciaio Report e Siderweb.

CONSIDERAZIONI A CARATTERE GENERALE E PROIEZIONI FUTURE

Il protezionismo nei fatti
Le dichiarazioni a livello internazionali espresse sia da qualsiasi autorità che operatore del settore sono unanimi, ma in realtà siamo definitivamente entrati in una nuova stagione (forse era, non si può sapere ancora) di sano protezionismo. Cerchiamo ora di definire il concetto di “sano”. La globalizzazione, intesa come mondo a “tutto tondo”, ha fallito la sua missione e con sé, si porta a fondo anche quella selvaggia delocalizzazione che ha rappresentato la fortuna della Cina.
I nuovi confini di un mondo senza barriere, oggi sono, per restare in un ambito geografico a noi vicino, la UE e lo spazio europeo occidentale, nella sua interessa, all’interno del quale muoversi senza problemi. Comunque i “nuovi spazi” sono identificati dalle grandi macroaree economiche, i cui attori principali sono il NAFTA (Canada-USA-Messico) il MERCOSUR (Argentina-Brasile-Uruguay-Paraguay e Venezuela) quindi l’area del sud est asiatico, la Lega Araba, l’Unione Africana etc. Se il mondo lo potessimo leggere, sin da oggi, in questa prospettiva, molti passaggi di cronaca sarebbero decisamene più chiari. Il riferimento corre non tanto alla formula buy american, o acheté francaise, ma alla delibera del 23 aprile 2009 dell’International Trade Commission (ITC) che ha stilato una risoluzione affermativa di danneggiamento nell’ambito dell’indagine antidumping sui tubi saldati in acciaio al carbonio, provenienti dalla Cina. Di conseguenza, il Department of Commerce (DOC) delibererà una formale ordinanza antidumping. Questo provvedimento segue a una generalizzata richiesta mondiale da parte di tutte le acciaierie, che lamentano l’uso della slealtà nelle procedure commerciali del governo cinese, si veda non ultima la petizione delle società Ad, CVD contro OTCG cinesi per presunti margini di dumping.

Le grandi linee di tendenza

Per evitare confusione, leggendo negli ultimi dati battuti dalle agenzia di stampa in fine aprile per una “ripresa” o un cambio di passo del grave momento di crisi economica internazionale, serve fare il punto su quanto sta accadendo.
Nello scorso ottobre 2008 ai più ministri dell’economia (la fonte è il Ministro dell’economia Tremonti) riuniti a Washington, fu detto: “non sappiamo se domani mattina i mercati riapriranno”. Oggi, a fine aprile c’è chi afferma che il peggio è alle spalle, senza considerare in questa dichiarazione la presenza o meno di cicli perversi della crisi con cui bisogna fare i conti. Per dirla tutta e sinteticamente, ad oggi sono stati solo identificati (si spera) i “titoli tossici” e spostati dal controllo bancario privato a quello statale, tutto qui. E’ vero che le banche falliscono e gli stati no (però il caso Argentina è ancora in cerca di una definizione dal 2001) ma il problema è tutto ancora da risolvere, perché ha cambiato solo “titolare”, lasciando inalterato il peso del debito e le sue conseguenze economiche. Quanto qui scritto è solo restare sul piano finanziario-economico, trascurando quello più importante che è rappresentato dal versante sociale della crisi. Specificatamente su questo argomento, su tutte le sue componenti e a chi credere cercando di capire, per sommi capi, la direzione di quanto stia accadendo, c’è un approfondimento qui pubblicato sotto il titolo “per capire servono dei punti di riferimento” a cui si rinvia. Per ora va notato che, a fronte di un calo mondiale del 22,8% della produzione di acciaio nel primo trimestre e una riduzione del 95% per i carichi navali, per singola area si desume che:

– il mercato statunitense Nonostante il più aggiornato Metals Activity Report (MAR) pubblicato dal Metals Service Center Institute (MSCI) mostri come la spedizione di acciaio, dai centri servizi statunitensi e canadesi siano diminuite in marzo rispetto ai livelli di un anno fa, è stato registrato un miglioramento rispetto a febbraio però il mercato resta complessivamente fermo. A fine aprile i bollettini siderurgici indicano una successiva caduta delle spedizioni, coinvolgendo sia l’import quanto l’export. Lo stesso segnale proviene dalle imprese di questo settore che hanno annunciato, dopo un severo declino di 170 $/t all’inizio del mese di aprile, che manterranno invariati i prezzi a maggio e forse anche a giugno, delle travi ad ali larghe (WFB), nel tentativo di restituire una certa stabilità al mercato, che ne è privo da diversi mesi. La domanda per travi è tuttavia ancora deludente e gli acquirenti si aspettano altri modesti tagli ai prezzi. Si registrano ancora cali sul mercato dei tubi. Che conclusioni possiamo trarre da queste informazioni? Sicuramente l’area nordamericana richiede e consuma sempre meno. Su questo specifico particolare si invitano i lettori a riflettere, senza cadere nell’errore di ritenere periferico questo mercato, che negli ultimi 150 anni ha anticipato ciò che inesorabilmente è poi accaduto nel resto del mondo. Se finalmente gli USA consumano meno, vuol dire che in proiezione i loro conti con l’estero andranno a migliorare, con un rinforzo del valore del dollaro e un successivo calo delle materie prime. Questa tendenza è però da considerare sul lungo periodo. Sulla scia dei dati appena diffusi, ovviamente le imprese statunitensi riducono i fatturati come hanno dichiarato la Nucor e la Sdi. Nello stesso momento si nota come il mercato del filo, per restare in ambito siderurgico, si stia organizzando per superare la crisi, prendendo atto dei nuovi volumi di lavoro che gli USA richiederanno.

– In Italia abbiamo per il momento un’affermazione dei prezzi sul tondo per esportazione e sui principali metalli di base non ferrosi. Questo significa che siamo in pieno “rimbalzo tecnico” ovvero che non si è trovata una stabilizzazione tra domanda e offerta, in un contesto di calo generalizzato della richiesta. L’assenza di un equilibrio, espone il mercato a successive turbative. In tal senso va rammentato come la Ferriera Valsabbia abbia accordato il contratto di solidarietà e l’Ilva richiesto un nuovo ciclo di cassa integrazione a giugno, per citare solo alcuni nomi, a cui seguono Adriana e ArcelorMittal che rinviano la costruzione di un porto in Brasile.

– Dall’Est Europa ci sono segnali di tentativi di ripresa non del tutto chiari, dopo che il PIL russo, ad esempio ha segnato un meno 7%. Alla Sevestral sono in aumento le esportazioni, anche se va segnalato un insuccesso in Iran sulle billette per prezzi russi troppo alti (la commessa è stata vinta dagli ucraini) Comunque l’output di acciaio grezzo in Russia, è in declino nel primo trimestre. C’è anche da registrare un aumento dell’offerta di ghisa da esportazione. Questi dati ci indicano che il profondo est d’Europa resta, come sempre affermato in questa rubrica di LAMIERA, un’incognita troppo variabile per farci affidamento e che sta ancora smaltendo una sopravalutazione in tutti i sensi, che è costata cara alle banche e imprese italiane. Il giudizio permane quindi molto negativo per incertezza del quadro economico, politico e una forte dose di parzialità sul piano giudiziario interno, nei contenziosi tra imprese italiane/occidentali e quelle locali. Sul piano più complessivo e geo-strategico, (non esiste solo la voracità e incoscienza di fare affari nella società civile, soprattutto dopo che ne stiamo saggiando gli effetti) la Russia, con la sua politica espansionistica, è da considerare e quindi trattare di conseguenza, come un pericolo e un nemico per l’Occidente? Il problema è attuale. Lo scopo di questa riflessione è di rammentarlo nelle scelte dei nostri operatori.

– Dai Balcani si registra un rialzo del tondo in Grecia e un’offerta interessante di coil laminati a caldo, sull’export della Croazia. C’è da segnalare un aumento del prezzo del tondo in Romania, che è decisamente in ripresa e una richiesta di offerte, sempre per tondo, da importazione dalla Macedonia. In Albania il trend dei laminati mercantili è stabile, mentre in Bulgaria i prezzi della vagella, sempre in aprile, sono in aumento. I segnali desumibili da queste informazioni sono per un’area ancora sottostimata dai nostri operatori.

– Cina. Qui si registra una certa stabilità sui prezzi di PPGI, ma anche una perdita da 475 milioni di dollari per 72 acciaierie nel primo trimestre 2009. Al contempo si nota una piccola variazione tendenziale dei prezzi su zincati nel quadro di una ricerca di equilibrio che coinvolge anche il manganese, a cui si aggiunge una assenza di spunti, sia di import che export, sui piani e stabilità sul coke. Comunque a marzo la produzione di acciaio grezzo è registrata in aumento. Su Taiwan si nota a fine aprile un calo del prezzo sia per billette che tondo e rottami. Traendo da ciò una visione d’insieme, si desume quanto la grande vittima dell’attuale crisi, sia la Cina. Non che questo paese sia indenne da critiche tali da trasformarlo invece in carnefice, il che significa che ogni contrazione di produzione dell’industria cinese, è una boccata di ossigeno per l’intero sistema industriale mondiale, erroneamente delocalizzato in Asia. La conclusione a questo punto è semplice. E’ stato un errore delegare l’aspetto industriale alla Cina, da parte del mondo industrializzato e avanzato. Infatti i cinesi adesso stanno utilizzando i nostri marchi, disegni, progetti e innovazione per una loro politica di potenza ostile per definizione (loro sono una dittatura, noi no) verso il resto del mondo civile. La soluzione del problema è o un cambio di regime in Cina o la progressiva contrazione dell’import cinese sui nostri mercati (come sta avvenendo in tutto il mondo)

Un esempio su cui meditare

Crisi o non crisi, se ne esca e si resti, il concetto di impresa non può essere messo in discussione delocalizzandolo definitivamente (significherebbe abbattere il nostro livello di civiltà) al contrario, va adattato al ciclo della domanda. Si rammenta che l’attuale momento di ripensamento dei nostri stili di vita, che ci ha colpito, qui in Italia come in Europa dall’estate 2008, non proviene dal lato dell’offerta (le aziende non hanno subito privazione di capacità produttiva) ma da quello della domanda: la gente compra meno, perché sente di vivere in un contesto di grave incertezza.
Questo stato di indefinitezza comunque è ormai entrato anche nel tessuto produttivo nazionale, trasferendosi dalle famiglie alle decisioni d’impresa. La domanda che ci si pone adesso è: che fare quando non si sa esattamente come muoversi?
A differenza delle famiglie, in effetti, le aziende hanno una “via d’uscita” da percorrere in questi momenti di incertezza, che consiste nell’investire anche per abbattere i costi di produzione. Obiettivamente questo percorso è quello che ha abbracciato l’industria siderurgica cinese, con grande impegno, pensando già al dopo-crisi, fra 2 anni, per conquistare nuove fette di mercato.
Anche in Italia c’è chi si è lanciato su questa prospettiva e il pensiero, qui riportato a livello di puro esempio, corre alla Metalpres Donati Spa di Camignone (BS) www.metalpresdonati.it attiva nel campo dello stampaggio pressofusione di parti di alluminio. Il concetto è semplice. Il costo di produzione, espresso in KW/h su tre turni lavorativi al giorno, era a quota 75.000 per produrre componenti per l’industria automobilistica, parti di tenuta a pressione e elementi per l’industria dell’arredamento, illuminazione, riscaldamento, come infine elettrodomestici.
Un livello di consumo di questo tipo, non era più tollerabile per restare sul mercato e la direzione si è posta il problema di trovare delle soluzioni. La vera difficoltà è che di brevettato e direttamente utilizzabile, in questo senso, non esiste oggi sul mercato, perché va studiato di volta in volta. Fortunatamente la Metalpres, aveva goduto, nel passato, dei servizi della GN Tecnopompe di Castell Mella (BS) www.gntecnopompe.it che si era impegnata su un livello di soluzioni mai spinto fino a rivedere l’intero assetto dei consumi di produzione. A conti fatti, quanto prima era di 75.000 KW/h al mese, oggi è di 60.000. Cosa è accaduto?
Il lavoro è stato eseguito sull’impianto di raffreddamento forni, studiando un sistema per migliorare e ottimizzare sia il funzionamento che il risparmio energetico, per mezzo di pompe; ma vediamone i particolari.

STRUTTURA DELL’IMPIANTO

Si tratta di una realizzazione basata inizialmente su 2 pompe sommerse da pozzo, con potenza 15 KW cadauna, che operando in alternanza, mantengono sia la pressione costante nell’impianto sanitario dell’azienda, che il reintegro della vasca di ritorno per le acque calde (quella evaporata per intendersi). Con l’installazione di 2 inverter si ha la modulazione delle pompe in base alla richiesta di acqua. Proseguendo nella descrizione, ci sono nella vasca dell’acqua calda 4 pompe verticali a gambo sommerso (delle quali 2 da 15 KW e le altre da 7,5 KW) che prelevano l’acqua, mandandola alle torri di raffreddamento, collocate sopra l’impianto in una vasca di recupero per l’acqua fredda. Anche queste 4 pompe lavorano sotto inverter, mantenendo il livello della vasca costante, il che permette d’avere, in caso di avaria, il tempo materiale d’intervento senza spegnere l’impianto.
Sotto queste vasche dell’acqua raffreddata, sono montate altre 5 pompe verticali per esterno, che mantengono la pressione costante in base al consumo dell’impianto di raffreddamento forni. (complessivamente il sistema richiede quindi 11 pompe)
Il quadro elettrico, appositamente rivisto e studiato è in grado di mantenere la pressione e la costanza di 3 aree: nell’impianto di raffreddamento forni, nelle vasche di prelievo e infine in quelle dell’acqua raffreddata grazie al controllo della temperatura.
Gli inverter installati nel quadro elettrico, sono subordinati alla logica di controllo del PLC (si tratta di un computer per impartire gli ordini). Così attraverso la connessione MODBUS (ovvero una metodologia di linguaggio tra il computer PLC e gli inverter) è possibile gestire la rotazione giornaliera degli inverter in modo di suddividere equamente il carico di lavoro delle pompe.
Come appena spiegato, la comunicazione tra i vari quadri è garantita e gestita, in MODBUS tra PLC e inverter; in particolare i PLC sono interconnessi con un cavo di rete ethernet collegati ad un HUB al quale è possibile connettersi con un PC remoto, per il monitoraggio dei parametri. In più se si ha la possibilità di essere collegati attraverso l’indirizzo IP, per monitorare l’impianto, è possibile agire anche da internet, collegandosi semplicemente al server aziendale.

INVESTIMENTO
L’onere di spesa è stato pari a 70.000 euro comprendenti: manutenzione completa delle pompe, fornitura e installazione del quadro elettrico come infine, il collaudo dell’impianto. Va rammentato che in base alla Legge 24 dicembre 2007, n. 244 – G.U. n. 300 del 28 dicembre 2007 (Legge Finanziaria 2008 – art 1 comma 20) è possibile usufruire di una detrazione dall’imposta lorda, pari al 20% della spesa sostenuta.
Concludendo Da questa crisi che è ancora lunga (servono 2 anni per uscirne perché non è misurabile solo in quantità di produzione industriale, ma in quote di troppo ecceduto nelle nostre vite personali, da cui una sorta di purificazione nella moderazione dei consumi) uscirà un nuovo modo di produrre, decisamente più “pulito”, ecologico e a basso impatto ambientale, come energetico. Quanto qui descritto, anticipa e ci presenta una tendenza, che conviene studiare subito per applicarla “ieri”.

LINEE DI TENDENZA – L’ANALISI DEGLI ULTIMI 6 ANNI CON I GRAFICI DEL LME
Per capire servono dei punti di riferimento
L’idea di lanciare uno studio per cercare un corretto punto di riferimento tra il 2009 e gli anni passati, deriva dal dialogo aperto con i lettori, in particolare un importante funzionario di una impresa intervistato che ha affermato: “tutti i confronti che possiamo fare con il 2008, in termini di produzione 2009 sono errati, perchè dobbiamo portarci almeno sul 2005 per sforzarci di capire qualcosa”. Sono passati un paio di mesi per meditare a fondo questo passaggio, che ora viene riletto alla luce del confronto “drammatico” tra un ottimismo per scelta e convinzione del Presidente della Confindustria e i dati provenienti dal FMI. In pratica abbiamo due volti della stessa analisi, che affermano concetti diametralmente opposti. Chi ha ragione? Come in tutti gli aspetti della vita, non è semplice “dare torto o ragione” a qualcuno. Più volte si è avuto prova in dibattiti e attraverso la stampa di un confrontato con i fratelli Marcegaglia su visioni diverse, laddove loro preferiscono semplificare per decidere, mentre per altri interessa, al contrario, analizzare per capire. Lo snodo pertinente sull’attuale crisi è decidere (alla luce dei fatti) che tipo di congiuntura negativa sia l’attuale. Le alternative sono almeno due. Se siamo in presenza di una messa in discussione dei nostri modi di vivere sociali, allora è una crisi che intacca le persone e quindi le collettività, oppure se la stessa è principalmente finanziaria, quindi anche e di conseguenza economica.
Nel caso si concludesse che le difficoltà del mondo di oggi siano economiche, è corretto considerare i parametri industriali, come un indicatore di risoluzione del problema. Quindi affermare che gli ordini dall’estero sono aumentati del 3,5% in marzo, per spiegare che siamo a una svolta nel decorso della crisi, è indubbiamente un giusto segnale per seguire l’evoluzione del momento. Laddove però, dovessimo ritenere che la crisi è essenzialmente sociale, da cui deriva una contrazione dei consumi (una sorta di purificazione dopo aver troppo ecceduto) allora i parametri cambiano e non ci sono, al momento, punti di svolta. Ecco svelato l’arcano; prima di ogni decisione è opportuno mettersi in accordo su quali chiavi di lettura utilizzare per analizzare il problema.
In questo sforzo, fermandosi solo agli aspetti economici, un raffronto tra i dati di produzione del 2009 con il 2008 è quanto mai ingenuo, perché l’anno scorso verrà ricordato come quello degli eccessi, per cui non è credibile il confronto. Nonostante ciò, trovare un termine di paragone è necessario per poter capire come comportarsi, nell’evoluzione del mercato.
Francamente nell’incertezza più totale, se si puntasse a raggiungere il solo punto di pareggio, sarebbe già un successo e da lì, riscrivere nuovamente la storia dell’impresa. Infatti la questione del confronto, in un mondo in rapidissima trasformazione, con una natura della crisi in aperta discussione, (sociale o economica?) rischia d’apparire quanto meno teorica.
Fermo restando che il break event point resta la chiave di volta di ogni azione d’impresa, soprattutto in questo 2009, riprendendo l’analisi nella ricerca di un confronto, si tende a escludere anche il 2007, perché fu l’anno che segnalò le prime ombre a cui nessuno volle crederci, tanto meno l’Europa. Il 2006 e il 2005 furono caratterizzati da una successione d’impennate dei prezzi delle materie prime, spinte solo e soltanto dal bisogno dei fondi di investimento per diversificare le loro soglie di rischio, quindi la crescita fu drogata. In questo modo si perviene al 2004, comunemente considerato l’anno della “svolta” della siderurgia mondiale, che iniziò a beneficiare della spinta cinese per volumi di domanda e prezzi. Ma anche nel 2004, ci fu una forte quota di speculazione sui prezzi, che effettivamente iniziò nel 2002. Per dichiarare il 2002 come l’anno ideale per il confronto, bisogna chiedersi se nel futuro permarrà o meno, un certo livello di speculazione. Nel caso si ritenesse che, purtroppo, qualche speculatore sopravviverà alla crisi, (le attuali difficoltà sono figlie di una errata politica degli investimenti, sganciata dai dati reali, quindi eccessivamente speculativa, del tipo “fine a se stessa”) allora il 2002 non è una base di riferimento per confrontare il 2009. Con questa sensibilità, il secondo semestre 2003 e il primo del 2004, dovrebbero rappresentare un punto di riferimento accettabile e condivisibile, per capire come il 2009 è vissuto mese per mese, giorno su giorno.
Per questo motivo le successive grafiche qui pubblicate, a commento dei principali metalli, da diversi mesi su LAMIERA non abbracciano solo gli ultimi mesi, ma si estendono su un asse temporale di ben 6 anni, portandosi su considerazioni di prezzo comparato su questo periodo.

Andamento complessivo del mercato di Londra
In prezzi e volumi, se la media delle merci trattate al LME era scambiata a un prezzo di 1.110 al 25 aprile 2003, questo valore si aggiorna a 2.127,3 il 21 aprile 2009. Ciò significa che c’è ancora un 91,6% di quotazione da smaltire in successive riduzioni di prezzo, per sgombrare il campo da un eccesso di speculazione, che ancora residua nei corsi dei metalli di base non ferrosi.
Per maggior chiarezza, non si afferma qui che i corsi al LME debbano dimezzarsi nei prossimi mesi, ma sicuramente se i prezzi di riferimento sono quelli del 2003/2004 c’è da attendersi una nuova campagna di ribassi nei prezzi delle materie prime, che in alcuni casi sono tuttora sopra quotati.
Come si nota c’è ancora molta strada da fare, per tornare a una certa serenità e stabilità nei prezzi dei metalli di base, il che si specchia con le previsioni del FMI per una nuova contrazione sia del PIL mondiale che per singolo paese, rispetto quanto fu indicato a gennaio del 2009.


6 anni di quotazioni al LME: aprile 2003-2009

COMMENTO ALL’ANDAMENTO DEI PRINCIPALI METALLI
ALLUMINIO
Analizzando l’aspetto prezzi al 25 aprile 2003 l’alluminio era quotato 1.344 $/t, alla data 20 aprile 2009 il suo valore è ora di 1.425 Praticamente questo metallo non ha subito la speculazione nel corso di questi 6 anni di osservazione restando pertanto una materia prima moderatamente sicura per “far magazzino”.


6 anni di prezzi sull’alluminio: aprile 2003-2009

RAME
Analizzando l’aspetto prezzi al 25 aprile 2003 il rame era quotato 1.585 $/t, mentre al 20 aprile 2009 il suo valore è di 4.720 pertanto i margini di ulteriori fluttuazioni al ribasso sono tuttora molto ampi. Per la precisione c’è ancora un 198% di spazio nell’oscillazione, prima di toccare il valore del 2003. Si tratta di una materia prima ancora “pericolosa” per gli assetti finanziari degli operatori.


6 anni di prezzi sul rame: aprile 2003-2009

PIOMBO
Il 25 aprile 2003 il piombo era quotato 432,5 $/t, mentre al 20 aprile 2009 il suo valore è di 1.520 pertanto i margini di ulteriori fluttuazioni al ribasso sono tuttora molto ampie. Per la precisione c’è ancora un 251% di spazio nell’oscillazione, prima di toccare il valore del 2003. In queste condizioni il piombo è “pericoloso” per la finanza aziendale dei nostri operatori.


6 anni di prezzi per il piombo: aprile 2003 – 2009

NICHEL
Il 25 aprile 2003 il nichel era quotato 7.870 $/t, mentre al 20 aprile 2009 il suo valore è di 12.350 pertanto i margini di ulteriori fluttuazioni al ribasso sono tuttora molto ampi. Per la precisione c’è ancora un 56% di spazio nell’oscillazione prima di toccare il valore del 2003.


6 anni di prezzi per il nichel: aprile 2003 – 2009

STAGNO
Il 25 aprile 2003 lo stagno era quotato 4.555 $/t, mentre al 24 marzo 2009 la sua quotazione è di 11.500. A conti fatti, le oscillazioni possono contare su un 152% di prezzo ancora da smaltire, che rappresenta la sua probabile fascia d’oscillazione verso il basso.


6 anni di prezzi sullo stagno: aprile 2003-2009

ZINCO
Analizzando l’andamento del prezzo, al 25 aprile 2003 lo zinco era quotato 749,5 $/t, oggi al 20 aprile 2009 il suo valore è di 1.501. Anche lo zinco, come l’alluminio si presta a una certa serenità nell’approvvigionamento, in quanto la sua banda d’oscillazione pur essendo nell’ordine del 100% dallo studio della grafica consegna una certa idea di stabilità.


6 anni di prezzi sullo zinco: aprile 2003-2009