E’ un qualcosa che non si capisce: come si fa ad andare in vacanza in un paese islamico, dopo quanto accaduto negli ultimi mesi e anni? No grazie Islam! Si prova una profonda rabbia e orgoglio per i nostri morti anche se di fatto se la sono andata a cercare.

Innanzitutto rabbia e orgoglio dedicata ai caduti occidentali del terrorismo sia di questi ultimi giorni che mesi e anni. Il rispetto verso recenti vittime è incondizionato e partecipato. Detto questo, considerato che siamo in Occidente, adesso parte l’analisi critica del fatto: perchè abbiamo ancora degli occidentali che si recano in vacanza in un paese islamico?

Il problema qui non è razzismo ma prudenza e sicurezza. Chi è quel padre di famiglia che in tutta serenità imbarca la sua famiglia su un aereo arabo o va in “vacanza” in uno stato islamico? Sono morte diverse persone e questo non insegna nulla? Inoltre tali uccisioni per terrorismo accadono da mesi e anni e possibile che a nessuno venga in mente che qualcosa non funziona nella società e cultura islamica, tanto da restarne lontani o distaccati? Di fatto recarsi in un paese islamico in “vacanza”, è come andarsi a cercare la concretezza dello scontro culturale in atto che raggiunge, tra l’Occidente e l’Islam, il suo vertice.

Cerchiamo di capire cosa accade.

L’Islam benchè in evoluzione, resta oggettivamente vittima del suo sonno culturale, che ha prodotto un gap di 400 anni nel confronto con l’Occidente. A questo punto essere “allo stesso livello” è un mito che non sta in piedi (no lo è mai stato). Ci sono 9 culture nel mondo e il confronto tra quella occidentale e tutte le altre si basa su:

– uguali diritti e doveri tra genere maschile e femminile (donne e uomini allo stesso livello in Occidente)

– il concetto d’accoglienza, a patto che le persone usino il cervello e abbiano idee per integrarsi. La non integrazione crea un problema di convivenza civile in Occidente;

– mista all’accoglienza c’è la solidarietà che implica l’integrazione. Concetto auspicato in Occidente.

Grazie a queste caratteristiche, unendo idee e culture diverse in un’unica “centrifuga” culturale, l’Occidente rappresenta la cultura più ricca del mondo con una tecnologia e un pensiero evoluto. E’ come se la nostra ricchezza fosse la risultante di più forze messe insieme. Non è importante la forma degli occhi o il colore della pelle, ma le idee offerte che consentono all’Occidente il lusso della sua rabbia e orgoglio verso il mondo. Le altre culture del mondo non hanno le caratteristiche dell’Occidente quindi soffrono di diversi livelli di ricchezza, di posizione delle donne nella società, di mortalità infantile, di fame, sete, accesso al cibo etc.. E’ una loro scelta non imposta da nessuno.

L’Occidente soffre la gelosia del mondo e in particolare dell’Islam, che è ancora avvolto nel suo sonno culturale, fermo esattamente a 400 anni fa rispetto l’Europa. Tra il mondo arabo (compresa la Turchia) e la cultura europea, lo spartiacque è rappresentato dalle paci di Vestfalia (1648), ecco come si quantificato i 4 secoli di differenza culturale tra le 2 culture.

In un quadro di questo tipo, spesso sconosciuto dai turisti che si recano nei paesi arabi, dove restano vittime delle loro faide interne, muoversi con ignoranza vuol dire farsi del male. E’ quanto è avvenuto.

Con queste parole si dovrebbero evitare sia aerei che navi e paesi islamici? esattamente! Abbiamo tutta la Grecia da “invadere” come turismo, quindi la Spagna e l’Italia se si dovessero trovare posti a prezzo adeguato schivando le fregature tutte italiche.

Concludendo: spesso ci resta solo la rabbia e l’orgoglio d’essere Occidentali piangendo i nostri morti, che incautamente si sono voluti esporre in un campo di guerra per lamentarsi se vengono colpiti.

Non è finita!

Il pensiero corre agli operai islamici assunti nelle nostre imprese in Europa.

Ricordo imprese importanti che avendo personale islamico assunto ho scoperto analfabeta e nulla ha voluto fare l’impresa per ovviare a questo grave gap! Con fatica sono stati varati dei corsi d’italiano (all’interno dell’orario di servizio com’è giusto che sia) in queste stesse imprese ma senza intimare al dipendente il licenziamento se non avesse imparato un minimo di civiltà comunicativa.

Nella comunità islamica di queste imprese ricordo anche frasi di questo tipo rivolte al capo reparto:…..ti taglio la gola. Oppure:….so dove abiti e attendo che tua figlia esca di casa.

Non sono casi isolati: la conflittualità inter razziale sul posto di lavoro, in particolare con la comunità islamica è un dato di fatto.

Dopo l’opportuna segnalazione alla locale stazione dei CC sulle frasi sopra indicate, è ancor più curioso come l’imprenditore schivi una presa di posizione netta e sicura per evitare turbamento al quieto vivere lavorativo nello stabilimento o peggio danni alla struttura. Non è anche questo terrorismo? Fatti di questo tipo portano a rabbia e orgoglio come Occidentali verso chi non si integra e offende la nostra cultura e modo di vivere. Sicuramente l’Occidente ha commesso un errore: è stato troppo accogliente e solidale. Ora è tempo di chiudere gli accessi e la tolleranza rimettendo ordine in qualcosa che è diventato disordine. Serve maggiore rabbia e orgoglio