Prof Carlini Lei è a favore del commercio internazionale e quindi della liberazione dei marcati da barriere e dazi? E’ la domanda che una studentessa mi offre lezione durante di macroeconomia. Francamente a un quesito così diretto sulle mie personali opinioni non vorrei rispondere in quanto la lezione non è uno show del docente, ma un’analisi della dottrina; ma non rispondere sarebbe stato un atto di mancanza di riguardo verso lo studente. Che la richiesta celi una provocazione? siamo stati tutti studenti, potrebbe anche essere, ma non per questo l’allieva non merita considerazione e una risposta degna.
La risposta è stata:
Grazie per questa domanda. Durante le lezioni il mio personale punto di vista, per quanto vostro docente, non è particolarmente interessante, noi siamo qui per imparare ad analizzare la dottrina.
Certamente non rispondere, pur considerando che il quesito potrebbe essere ampiamente provocatorio, indicherebbe una mancanza di rispetto verso i miei studenti.
Ne consegue che, riportando pagina 93 del testo “Come uscire dalla crisi” di John Maynard Keynes, al passaggio “Autosufficienza nazionale” pubblicato nell’aprile del 1933 ed enunciato all’University College di Dublino, il padre fondatore della materia (macroeconomia) così s’esprime: Come la maggior parte degli inglesi, sono stato allevato nel rispetto del libero commercio, considerato non soltanto come una dottrina economica, che una persona razionale ed istruita non poteva mettere in dubbio, ma anche come parte della legge morale. Pensavo che allontanarsi da questa norma fosse un’imbecillità e allo stesso tempo un oltraggio. Ritenevo che le incrollabili convinzioni dell’Inghilterra, imperniate sul libero commercio, mantenute per circa 100 anni, costituissero un’evidenza per gli uomini. (..) Ma la prospettiva del mio pensiero è mutata.
Keynes ci spiega che il commercio internazionale (come anche il diritto internazionale ed ogni cosa che sia sovra statale ed il riferimento corre alla coordinazione europea ed alla sua moneta comunitaria) rappresenta un lusso che non è possibile godere in ogni stagione; servono delle premesse prima di potersi considerare “internazionalisti”.
I grandi fari del pensiero keynesiano sono: l’occupazione e il tasso d’interesse sulla moneta che dev’essere il più ridotto possibile. Da queste due premesse si passa al consumo e all’investimento, sia privato sia pubblico (eventualmente in sostituzione parziale del primo) come motore e sostegno del prodotto interno lordo.
Tornando alla domanda, con tali premesse, invito l’intera classe a non pensare e vivere per luoghi comuni e dati di fatto acriticamente accettati.
La studentessa risponde: grazie Prof Carlini.
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