Processi di formazione in età adulta vuol dire che quando s’insegna a persone che hanno superato i 25 anni servono delle tecniche di spiegazione diverse rispetto ai giovani. Lo studente giovane acquisisce ogni concetto spiegato. Certo, se non capisce glielo si rispiega, ma siamo in presenza di una condizione felice dove il docente è contento di trasmettere (si spera anche se spesso non è così) e lo studente ha la mente aperta (anche in questo caso a volte ci sono dei dubbi). Comunque, in linea di massima, la formazione nei minori o giovani è “facile” perchè emerge dalla somma di due volontà convergenti.
Con gli adulti il concetto cambia notevolmente e peggiora proporzionalmente agli anni trascorsi senza studio.
Per attività didattica s’intende non “il lavoro”, ma la lettura attenta di un testo (che non è un romanzo). Quindi anche un quotidiano, anzichè gli appena e solo titoli delle notizie pubblicate nel WEB. La diseducazione alla lettura si nota, ad esempio, quando ANSA pubblica il titolo dell’articolo impedendone la lettura se non si soggiace ad alcune regole funzionali all’invio successivo della pubblicità.
L’adulto in formazione, a digiuno da anni d’attività formativa, si pone, involontariamente, verso il docente, in una sorta di contraddittorio.
In questo contesto, chi dovrebbe capire va invece “convinto” del concetto.
Spesso accade che degli adulti, seguendo la lezione la capiscono ma all’atto della ri-spiegazione da parte del discente o dell’applicazione svolgono tutto il contrario di quanto affermato a lezione.
Mi ripeto.
Il frequentatore di corso ha “capito” ed applica perfettamente il contrario di quanto spiegato.
Questo è un segnale molto importane e negativo per l’allievo. Vuol dire che lo studente adulto si sta “difendendo” dalla nuova informazione o tecnica che si sta cercando di trasmettere. A seguire anche dei comportamenti regressivi come: “….posso andare a fare la pipi?”
Per carità, le necessità fisiologiche non sono in discussione, ma basta chiedere un breve intervallo o semplicemente scusarsi per assentarsi.
In tal contesto la docenza dev’essere altamente tecnica persuadendo senza possibilità di dubbi la classe. Una docenza altamente interagente, che parli poco, ma richieda d’applicare tantissimo, quindi enunciazione del concetto e immediati esercizi da svolgere. Non solo, a sopresa chiamare le persone (sempre per cognome mai per nome) affinché ri-spieghino il concetto. Per cognome perchè la responsabilità non è per nome. La formazione è responsabilità!
il prof
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