Perchè la stampa di carta moneta, avvenuta nel contesto d’azioni note come “allentamento quantitativo ovvero Quantitative easing” non ha prodotto inflazione come sarebbe corretto attendere?
Quest’approfondimento segue uno studio già pubblicato e rintracciabile al seguente riferimento: https://www.giovannicarlini.com/stampare-moneta-vuol-dire-incrementare-linflazione-prof-carlini/
La stampa di moneta, in misura di 80 miliardi/mese, sia negli Stati Uniti ad opera della Banca Centrale, la Fed, come nel territorio comunitario con la BCE, iniziata a marzo del 2009 negli Usa e avviata nel 2015 nella Ue, non ha prodotto inflazione contrariamente alla dottrina.
Per gli americani, la molla fu rispondere alla grave crisi nota come “dei mutui ipotecari, ovvero subprime“.
In ambito comunitario fu per fronteggiare il secondo grave rischio d’insolvenza della Repubblica italiana per eccesso d’indebitamento del 2015.
Il meccanismo fu semplice: stampare per consegnare agli istituti di credito denaro, a basso costo, affinché comprassero titoli di Stato. Le banche in questo modo guadagnarono gli interessi dalle obbligazioni di Stato pagando poco o nulla il denaro ricevuto.
Ebbene, l’inflazione non si sviluppò, come sarebbe stato corretto attendersi, perchè l’operazione fu svolta in piena era globalizzata.
La globalizzazione s’è sviluppata con l’ingresso della Cina comunista nell’organizzazione mondiale del commercio, nota con la sigla WTO (novembre del 2001) e s’è conclusa a febbraio 2022 con l’attacco russo all’Ucraina.
Il punto focale della globalizzazione fu comprare al prezzo più basso.
Con l’attacco all’Ucraina a febbraio 2022, l’Occidente, la parte di mondo che maggiormente spende e consuma, rifiutò d’acquistare il gas russo benché il prezzo fosse un terzo e, in alcuni casi, la metà di quello algerino, africano o nord americano. Nel rigetto del prezzo più basso, anche la Cina comunista (si sottolinea questo “comunista” per distinguere il noi-loro e quindi il nemico dell’Occidente) ha subito forti ripercussioni passando da una crescita del PIL dall’11 al 5%.
La stampa di moneta per Quantitative easing avvenne in un periodo di grande produzione a bassi prezzi (un salario comunista-cinese, oggi 2026 vale 5 dollari/ora, in Italia il costo è di 29,5 euro/ora e in Germania di 32).
Con una grande quantità di beni e servizi prodotti in epoca globalizzata, l’eccesso di stampa di carta moneta non ha prodotto se non inflazione tra il 2 e il 3%.
Togliendo l’effetto della globalizzazione, l’intera operazione di stampa muta completamente tornando nella giusta considerazione per cui un eccesso di moneta stampata sul PIL produce l’aumento dei prezzi e quindi inflazione.
Ecco spiegato perchè quelle operazioni di stampa non produssero inflazione; oggi il contesto è cambiato.
Attenzione che allora si chiamò “Quantitative easing” oggi PNNR il concetto è lo stesso; stampare moneta senza corrispondenza nel PIL.
Scopri di più da Giovanni Carlini
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.