Il concetto di uomo nuovo e moderno

Nel periodo pre Grande Guerra e a cavallo tra l’800 e il Novennio, si narra di un uomo e moderno (non ancora di una donna che apparirà solo successivamente grazie al cambio epocale di un’era) che si percepisce sano, forte, virile, intelligente e nuovo rispetto all’intera storia dell’umanità. Questo perché tutto il percorso storico nei millenni è sempre stato piuttosto lineare, certo delle tendenze di fondo, ma privo d’importanti rotture nella sua continuità. Solo in 2 occasioni si sono notate delle novità che hanno modificato il passato senza però romperlo:

– nel 310 d.C. passando da un assetto religioso verso gli dei a un solo Dio

– nel 1500, con Galilei e Bacone, nell’ambito del pensiero scientifico scoprendo nuovi valori e un pensiero diverso rispetto al passato.
Esclusi i due passaggi appena indicati, la storia dell’uomo non ha mai subito un completo capovolgimento come accade nel Novecento e si conferma ancora nuovamente come ribaltamento in epoca globalizzata (dal 2000 al 2015)

Chi è nato dagli anni intorno al Novecento in poi, si parla del periodo a cavallo del XX° secolo, si è affacciato in un mondo diverso con regole e valori ancora da scoprire nel suo divenire, dove è l’assenza di stabilità a esprimere la novità e la libertà della potenza umana. Prima del Novecento i grandi valori erano la fede in Dio e l’appartenenza a una comunità (gregge) per dare protezione e identità. Dal Novecento in poi si assiste a una prodigiosa accelerazione in ogni campo, scoprendo nuove scienze, la cui comprensione richiede un senso culturale rinnovato, capace di coinvolgere più riferimenti allo stesso tempo. Ecco il punto difficile. Non bastò più solo vivere per capire cosa stesse accadendo, ma fu ormai necessario un salto di livello che non espresse necessariamente un bene o un male, ma certamente un diverso. La diversità fu culto (come lo è ancor oggi per indicare cosa sia moderno).
L’edificio della società umana non cambiò solo in meglio, ma si aprì a quanto già Tocqueville, nel 1835, visitando le città industriali inglesi, definì il cosiddetto parto gemellare.

Significa che nella nuova società non si riesce ad avere successo senza povertà, civiltà priva da barbarie, libertà senza una qualche forma di schiavitù. Detto in altri termini si conferma l’estremizzazione tra contesti diversi contenenti multi possibilità a volte opposte tra loro. Nella città, al lusso e sfarzo, si affianca necessariamente anche la miseria; non esiste l’una senza l’altra. Si affaccia così nella storia un uomo sicuramente nuovo e forte, ma allo stesso tempo debole e vittima delle sue fantasie, eternamente indeciso e costantemente posto a un bivio su ogni scelta. Si apre l’era dell’incertezza, dell’ansia, quella del rischio, che confluirà immediatamente nell’apocalisse della modernità. E’ giunto il moderno nella storia.

 

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