Lo spread è un’espressione straniera, in lingua anglosassone utile ad addormentare l’utenza dalla gravità del tema.

E’ accaduto a lezione, nella materia di macroeconomia, che gli studenti non avessero capito il concetto di rischio fallimento insito nelle obbligazioni statali.

I titoli di Stato esprimono il bisogno della Nazione di ricevere denaro, su base mensile, per necessità d’istituto.

L’argomento, ben più vasto della sola emissione di titoli per conto dello Stato, è stato centrato sulle azioni che svolge una banca centrale. Per banca centrale c’è negli Usa la Fed, quindi in Francia la Banca di Francia, d’Inghilterra in Gran Bretagna, la Bundesbank in Germania e la Banca d’Italia nel nostro Paese.

Elencando le azioni della Banca centrale, s’è pervenuto alle OPERAZIONI DI MERCATO APERTO (ovvero compravendita di titoli di Stato). Azione che prevede sia il collocamento dei titoli sul mercato sia il loro acquisto (eventualità teorica e poco praticata) per alzare la quantità di moneta maneggiata dagli operatori.

Gli studenti italiani, in particolare e le loro famiglie, non amano riflettere sul debito pubblico nazionale, ma come docente, devo mostrare loro una fonte ufficiale: la Ragioneria Generale dello Stato al sito Web istituzionale qui indicato: https://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/attivita_istituzionali/formazione_e_gestione_del_bilancio/bilancio_di_previsione/bilancio_semplificato/index.html

Analizzando quanto il supremo organo contabile statale, quello che gestisce il bilancio dello Stato, la Ragioneria Generale, afferma per il 2025:

  • entrare: 687.834 (miliardi d’euro)
  • uscite: 935.456

– differenza: 247.622 che su base mensile significa 20.635 miliardi spesi al mese di soldi che non ci sono. Domanda: chi ce li mette?

Ovviamente serve spiegare di NON conteggiare la tabella 1 “per competenza” ma la numero 2 “cassa”. La differenza è fondamentale! Per competenza s’intende quel denaro che dovrebbe esserci, invece la cassa spiega la disponibilità effettiva. In Italia ci sono 16 milioni di cartelle esattoriali non pagate che segnano la differenza tra quello che dovrebbe e quanto invece è disponibile.

20mila miliardi al mese di soldi che non ci sono! Potrebbe lo Stato fallire in queste condizioni, specie se è quasi in simili condizioni dal 1975 ovvero da quando sono nate le Regioni come organi di spesa? Certo che lo Stato potrebbe fallire! Qual è la misura del rischio di fallimento? Il differenziale tra titoli di Stato che NON falliscono (si pensi a quelli tedeschi) e gli italiani (a rischio) come quelli greci (già falliti).

Il differenziale, ovvero il concreto rischio, viene chiamato “spread”.

Al momento, la possibilità che l’Italia fallisca è misurata in 0,83% in più rispetto ai titoli tedeschi.

L’uso della parola “spread” in luogo di quella più esplicita di RISCHIO FALLIMENTO, indica la precisa volontà di sottovalutare il tema. Ecco a cosa servono gli inglesismi nel dire senza far capire.


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