La soluzione italiana ai dazi americani potrebbe essere quella esposta dal Presidente del Consiglio dei ministri, Signora Meloni, ieri, 17 aprile alla Casa Bianca al Presidente Donald Trump. Pare che il nostro Paese si sia impegnato in investimenti da 10 miliardi per aprire sedi americane, in territorio statunitense, alle imprese italiane. Tale impegno pone un assorbimento di mano d’opera americana pari a “x” (ammettiamo per semplicità che si possa quantificare un milioni di nuove assunzioni).
Potrebbe anche essere che il Presidente del Consiglio dei ministri italiano non abbia espresso una preferenza territoriale lasciando alla Presidenza americana la scelta della localizzazione a seconda dell’incidenza maggiore o minore della disoccupazione.
Un trasferimento in massa d’imprese italiane negli Stati Uniti non implica per nulla l’abbandono del mercato domestico! La quota attualmente esportata dall’Italia negli Usa verrebbe semplicemente prodotta in loco con manovalanza americana e tutto ciò comporta l’azzeramento dei dazi attualmente applicati o minacciati sui nostri prodotti.
Ovviamente un meccanismo di questo tipo, se risolve il problema del dazio, implica una nascente disoccupazione in Italia nel non produrre quanto prima per quel mercato. Ecco dove intervengono i nuovi mercati!
Chi al governo, molto ingenuamente, ha proposto d’andare a vendere in Vietnam sostituendo il mercato americano, non conosce la propensione marginale al consumo del consumatore statunitense e di quello asiatico. Come affermato più volte in questo sito di studi, gli americani hanno confuso la democrazia con il consumismo. Ne emerge un consumo assurdo-astronomico-non giustificato, ma questi sono problemi americani non nostri. Di fatto i livelli di consumo di prodotti negli Usa è “astronomico” rispetto a qualsiasi altra Nazione nel mondo. Da qui la non sostituibilità del consumatore americano con nessun altro.
La via Meloni identificabile come la soluzione italiana ai dazi, così impostata, apre però alla morte politica dell’Unione europea. Del resto c’è un fantasma che vaga nel Vecchio continente e si chiama Unione europea.
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