La risposta ai dazi efficace è la manovra del prezzo. Vuol dire vendere a un prezzo più basso sul mercato estero nel quale si vuole entrare o restare mantenendo il prezzo di vendita sul mercato interno o dove ciò sia possibile. Un’azione di questo tipo fu applicata dalla Fiat sulla Francia negli anni Sessanta del Novecento; non c’è nulla di nuovo o creativo in tale prassi.
Un ragionamento di questo tipo nasce da una considerazione molto semplice: gli americani esportano il 12% del PIL mentre gli europei (non solo l’unione) arrivano fino all’87% (caso olandese). Tradotto vuol dire che chi ha bisogno d’esportare siamo noi (italiani) non loro (gli americani). Capito il concetto, applicare dazi ai dazi è quanto di più sciocco si possa fare. Non solo, ma va anche capito che l’unione europea è un bluff politico e al contempo un successo economico, che non è in grado di competere con gli Stati Uniti d’America.
Chi propone di rivolgersi ad altri mercati è ridicolo. A parte che questi “altri” mercati sono il Vietnam e ulteriori staterelli del medesimo livello. Si tratta di proposte irricevibili per un motivo semplice: il consumatore americano spende in un modo “indegno”.
Gli americani hanno confuso la democrazia e la libertà con il consumismo.
Vendere negli Stati Uniti, significa rivolgersi a un consumatore viziato e spesso fedele nel riacquisto del prodotto. Si può dire che non è possibile fare a meno del mercato americano costi quel che costi. In questi termini la risposta è immediata: a costo di vendere a prezzo di costo, la presenza sul mercato americano paga per il presente e il futuro. Non solo; non va dimenticato che se si dovesse:
- completare il prodotto negli Stati Uniti;
- o produrre direttamente sul mercato statunitense per i consumatori americani
non ci sono dazi.
Il dazio è un atto di civiltà nella difesa della dignità del lavoro per chi vive sul mercato su cui si vogliono vendere i beni. La risposta alla globalizzazione è il dazio.
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