La frattura nelle istituzioni rappresenta un ulteriore allontanamento dello Stato dal cittadino; il riferimento è al referendum che in Italia è stato celebrato poche ore fa sulla Giustizia.
In realtà il mio punto di vista è completamente diverso dal pensiero degli altri.
In particolare s’osserva che nella storia della Repubblica italiana sono accaduti solo due referendum istituzionali: il 2 giugno del 1946 e il 22-23 marzo 2026. L’affluenza nel 1946 fu dell’89% mentre ora è stata inferiore al 60 per cento: ciò vuol dire che la Repubblica, in 80 anni di storia, ha perso il 30% dell’elettorato. Non è un buon segno!
Non è finita.
Osservando le due parti si rileva che:
- chi ha chiesto il SI ha sviluppato un discorso tecnico che ha convinto il 46% di quelli che sono andati a votare (appena e meno del 60%);
- al contrario, quelli del NO, hanno puntato tutto sulla politica. Non se ne capisce il senso; che centra la politica, vuol dire forse che la magistratura risponde a un mero strumento politico di parte? Giocando sugli slogan (spesso vuoti di significato) il No ha vinto con il 7% in più; poca cosa.
- ragionandoci bene, seppur una parte “ha vinto” l’altra non ha certamente perso MA, ed è questo il punto: da oggi sappiamo esattamente che la magistratura non convince il 46% della Nazione (manca un altro 40% che non s’è espresso per immaturità).
Francamente nello studiare i numeri, appare tutta l’immensa povertà del comportamento trionfalistico della sinistra e degli annessi dipendenti sindacati, tipo CGIL, ma scolpisce il disastro della magistratura. Chi si fida di una sentenza quando metà Nazione ha bocciato i giudici? Se questo è il risultato del referendum, rimane solo una frattura istituzionale di grandi dimensioni.
Il magistrato è un impiegato statale che vive di stipendio e pensione: ha bisogno dello Stato, ma questo lo ripudia al 46% inoltre stabiliamo un concetto una volta per tutte: il magistrato che sbaglia deve pagare in termini di licenziamento e riduzione della carriera o no? La risposta è SI; chi sbaglia anche più volte non può proseguire il suo “lavoro”.
In conclusione, il referendum ha spaccato l’Istituzione e hanno perso tutti anche se qualcuno celebra e l’altro crede d’aver perso.
La foto di copertina richiama tutti ai valori fondanti della Storia di questo Paese.
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