LA DOLLARIZZAZIONE DELLA LIRA: una delle cause più gravi delle nostre crisi – versione 2015

Prof. di economia e sociologia Giovanni Carlini

Le regole della nostra vita quotidiana e il contesto economico che ne deriva, sono cambiati dal 2001 ad oggi, appunto in era globalizzata, da cui anche le crisi e i connessi scenari, che non sappiamo ancora risolvere perché non studiati a sufficienza, ma questo non basta! Uno studioso o un personaggio con responsabilità dovrebbe avere l’attitudine a pensare e immaginare. Nonostante la pigrizia nel capire di tutti colori che in questi 15 anni hanno diretto qualcosa, i primi effetti per un mondo costruito in modo sbagliato, sono iniziati a rendersi visibili solo dal 2008 in poi, sorprendo tutti  come a maggior ragione la crisi greca in atto in questo 2015 che ha del paradossale. In questo caso si può dire: quando la banca strozza il debitore fallendo anch’essa.

Il tutto ci proietta verso un futuro incerto e inquieto, di cui aver paura, causa l’immaturità dell’attuale classe dirigente, a ogni livello e grado, incapace di connettere causa-effetto. Necessita a questo punto una nuova generazione che non sia superficiale come quella attuale. Qui serve una rifondazione della PERSONALITA’. Detto in termini più semplici, abbiamo bisogno di persone che siano anche capaci, ad esempio, di non dividersi nei rapporti di coppia al 42% come oggi avviene, che sappiano studiare, rispetto l’immaturità e superficialità indotta dal web in questi anni imperante. In pratica servono un uomo e una donna completamente diversi da quelli che in questi anni si sono affermati. Dove trovare persone normali e diverse quando la normalità è morta? Lo studio la dollarizzazione della lira in realtà, (già citato in un saggio di sociologia della sessualità, recentemente pubblicato, che connette la decadenza della relazione stabile affettiva in epoca globalizzata in cui il lavoro stesso non è più stabile) assume a questo punto una valenza che va oltre il solo aspetto monetario quanto economico per spingersi sul sociologico con un interrogativo: stiamo andando nella direzione corretta?

Lo studio noto la dollarizzazione della lira è stato pubblicato nel 2000, nel 2008, 2011, 2012, 2014 e quindi ancora oggi nel 2015 in piena crisi greca. La dollarizzazione della lira è ormai un classico della letteratura economica.

Perché l’euro è stato un errore

Perché la moneta comune (euro) è da considerare un errore concettuale?
La spiegazione potrebbe essere lunga e complessa, ma per semplificare al massimo, si potrebbe fare un paragone tra il sistema sanguigno di un organismo umano e la sua struttura anatomica. Come noto, la velocità di circolazione del sangue, nel nostro corpo, si misura con la pressione. La moneta, in un sistema economico, è perfettamente paragonabile a ciò che rappresenta questo fluido in un corpo umano. Nel caso si dovesse immettere in un organismo un liquido estraneo con regole tutte sue e non studiate o adattate al corpo che lo ospita, avremmo, come minimo problemi di pressione bassa o alta o addirittura di rigetto. Ed è esattamente quanto accaduto nel sistema economico italiano. In un’economia “che ha funzionato con la lira” è stato immesso, dalla mattina alla sera, una moneta completamente estranea che compete normalmente con il dollaro USA, ma che non ha nulla di compatibile con il nostro sistema economico. In pratica ogni particolare di un sistema, e con ciò anche quello economico, ha una sua logica e ordine, che non può essere modificato a propria scelta senza progressive procedure d’inserimento.
L’errore di fondo nell’introduzione euro nei diversi sistemi nazionali, fu di svuotare un’economia della sua moneta per introdurne un’altra, come se da una bottiglia contenente del latte, senza sciacquarla, si mettesse del vino d’ottima annata per degustarlo poco dopo. La fretta di ricoprire un ruolo e di trovare argomenti politici, che colmassero un vuoto senza precedenti, (in tal senso il ricordo va a Ciampi, Padoa Schioppa, Prodi) portò quei protagonisti di ieri a spingersi sull’introduzione dell’euro dimenticandosi le regole più elementari d’adattamento. In conclusione, l’economia italiana (e non solo) soffre oggi d’alta pressione perché si trova a pagare in dollari (l’euro è un surrogato della divisa statunitense) quanto guadagna in lire. Ovviamente di pressione alta si muore!
I rimedi? Il doppio corso. La lira come moneta di conto interna e l’euro per ogni transazione con l’estero e questo per almeno 10 anni. Di conseguenza pagare gli stipendi in lire, nominare i conti correnti bancari nella doppia moneta, prezzare nelle due unità di conto serve a riportare il fluido dell’economia all’effettivo regime con cui ragiona e si muove l’economia nazionale. Non avviare questa procedura, significa replicare anche in Italia quanto accadde in Argentina. In quest’ultimo paese per controllare un’inflazione galoppante, si abrogò la divisa locale, il “peso” per adottare il dollaro USA scordandosi che la zecca, ovvero chi conia i dollari è solo negli Stati Uniti e non anche a Buenos Aires. La conclusione è nota a tutti. Il sistema economico argentino collassò per carenza di liquidità (come nel 1929 a Wall Street) A conti fatti la rarefazione della spesa, da parte del consumatore italiano, (spaventato dal costo delle materie prime, generi alimentari, dal mutuo immobiliare etc) ricrea quelle condizioni di ritiro dal mercato della massa monetaria, imponendo una carenza di liquidità che a fatica le banche coprono e che i governi scongiurano creando inflazione nella stampa di moneta (vedi gli sforzi della FED nell’autunno 2010). Con queste premesse c’è un futuro per il sistema sociale e economico nazionale? In assenza di correttivi, la risposta è no. Quanto qui scritto ha avuto un senso nel 2001 (crisi argentina) per l’Italia dal 2008 al 2015 (contrazione dei consumi interni) e per gli Usa dal 2010 (creazione di moneta – quantitative easing). A ben guardare ha ancora un senso nella crisi greca del 2015. Le banche elleniche non son in grado di distribuire “sangue” a un organismo che sta morendo d’anemia, perchè l’euro non si stampa ad Atene ma a Francoforte, dove c’è la BCE. In pratica lo stesso meccanismo della crisi già conosciuto con la vicenda Argentina. Che il dollaro come l’euro siano dei killer? Con queste considerazioni l’euro è da considerarsi una moneta sbagliata, in applicazione di un concetto valido. Detto in altre parole alla teoria non è seguita una corretta applicazione. La stessa superficialità osservata nella crisi subprime (studiata per un mercato immobiliare che sarebbe sempre cresciuto dimenticandosi l’inversione della tendenza) è stata replicata nell’applicazione prativa dell’euro. Possibile che abbiamo una classe dirigente così superficiale? Lo studio la dollarizzazione della lira chiama a riflessione il lettore e lo studioso.

Cambia il contesto globale: l’altra faccia della globalizzazione

Il volto umano della globalizzazione era, in origine, quello di far accedere al mercato, ovvero alle sue risorse, milioni e milioni di persone prima escluse da questo privilegio. In linea teorica significa vendere di più a una fascia di persone, nel mondo, maggiormente estesa rispetto a prima. Il ragionamento si presentò come “semplice”. In pratica: …se più persone dovessero vivere e mangiare meglio, la civiltà e la democrazia sarebbe più solida.
Questo modo d’architettare il mondo, ha senso se a fronte di una maggiore richiesta ci fosse un pari aumento di offerta. Gli economisti più illuminati s’accorsero di questo dislivello già agli inizi del 2000, ma considerarono il problema superabile, grazie agli alti livelli di produttività e al basso costo della mano d’opera che paesi come la Cina e l’India offrivano all’Occidente. A conti fatti si poteva produrre a costi più bassi (ecco perché è nata la Cina come sistema economico in subfornitura) ottenendo dei risparmi che avrebbero compensato altri problemi.
I conti su questa base, sin dal 2011 non tornano più, per tanti motivi, tra cui non ultimo la speculazione. Grandi masse monetarie, spinte da tutti noi, orfane di una borsa e mercato immobiliare non in grado di dare soddisfazione, si sono riversate su qualsiasi cosa si potesse speculare. Nell’elenco figurano le materie prime (dal 2004), il petrolio (dal 2006 sapendo che il barile ha un costo d’estrazione di 5 dollari) e quindi i generi alimentari (dal 2008 che sono stati alla base delle diverse primavere arabe). Sorge una domanda: che la globalizzazione venga uccisa anche dalla speculazione? E’ molto credibile! Per controllare un fenomeno di questo tipo ci sono molti sistemi tra cui imporre il versamento/pagamento almeno del 75% di tutte le transazioni. Comunque una cosa è certa: la speculazione è il nuovo nemico da battere.
Ogni cosa qui detta andrebbe completata con gli effetti della “seconda globalizzazione”, in azione dal mese di ottobre del 2010. La seconda fase comporta un radicale ridimensionamento della prima.
Chi progettò la prima globalizzazione si scordò di un effetto molto importante: la disoccupazione. Che senso ha vendere a dei disoccupati quegli stessi prodotti che sono stati loro “scippati” e delocalizzati in altra regione? Un effetto di questo tipo ha fatto traballare non poche cancellerie (soprattutto negli USA) per cui oggi le imprese tornano in Occidente aprendo nuovi stabilimenti (il processo si chiama reshoring in atto solo negli Usa e in Gran Bretagna ma non recepito nella Ue). Di fatto ciò rappresenta lo svuotamento della Cina, come è stata concepita sino ad oggi e un rischio sempre più forse di collasso del sistema cinese, come dichiarato dal premier del locale partito comunista nel 2010: se non cresciamo dell’8% all’anno saremo travolti dalle rivolte. Oggi nel 2015 la Cina cresce al 6% e la sua borsa si è accorta di quanta speculazione il sistema cinese soffra tanto da parlare di bolla speculativa. Di fatto il sistema della globalizzazione ha arricchito gli industriali grazie al gioco dei bassi costi di manodopera e allargamento del mercato dei beni primari, ma impoverito l’Occidente che soffre del 42% di disoccupazione giovanile nel caso italiano (in Europa è al 22%). Sorge la domanda: quanta disoccupazione può tollerare la democrazia ricordando che in Germania nel 1933 con il 30% Hitler giunse alla Cancelleria? (oggi siamo al 13% in senso lato, comprendendo i giovani, ma i tempi e la tolleranza della popolazione globalizzata è molto ma molto più bassa di quella degli anni Tenta del XX° secolo)

Conclusione

Come sempre il mondo cambia molto rapidamente. In un contesto di questo tipo, non avere le idee chiare, almeno sulla moneta d’appartenenza, rappresenta un pericolo mortale. Non solo, ma non rendersi conto delle ricadute sociali ed economiche della globalizzazione è a dir poco criminale. Nell’era globalizzata alla precarietà del lavoro è subentrata anche la precarietà nelle relazioni umane e affettive da cui una società scardinata nel suo più profondo intimo. Ecco il senso dello studio la dollarizzazione della lira. Nel confronto con il dollaro, questa moneta americana se esprime la sintesi di un popolo, l’euro resta solo un’accozzaglia di 28 governi, parlamenti e politici in perenne ricerca di un accordo di cui solo alcuni hanno aderito (vedi ad esempio la Gran Bretagna che è nella Ue ma ha rigettato l’euro). Di fatto ogni nazione che partecipa alla moneta unica, ha perso la politica monetaria per gestire la propria esistenza, confondendo un bisogno di coordinazione con un fatto così personale e intimo qual è la divisa nazionale.
Come tutti gli errori anche questo è finalmente venuto a galla.
Il punto adesso è un altro. Pur sapendo che nessuno vuole ammettere d’aver sbagliato, come ne usciamo da questo stallo prima di perire tutti sotto una clamorosa crisi finanziaria, che avrebbe stavolta per epicentro l’Europa dopo quella subprime dagli Stati Uniti d’America? Non sarebbe saggio tornare all’Europa delle Nazioni? Ovviamente nessuno è disposto a “tornare indietro” (una della caratteristiche dei malati di nichilismo e di modernismo, per cui il nuovo è comunque buono indipendentemente dalla sua qualità) ed è appunto questa l’unità di misura per capire quanto immaturo sia l’interlocutore con cui stiamo parlando. Solo la gente normale e con grande sensibilità sa tornare indietro per rimettere a posto la propria vita. Proseguire senza analisi critica è per gli sciocchi. La Cina si è rivelata quel bluff di cui qui, in questo sito si è scritto per chilometri. L’euro è sbagliato e la Ue (non l’Europa che è un concetto diverso) va rifondata. Serve una nuova classe dirigente, ma serve anche un uomo e una donna nuova, che sappiano amare di più, studiare di più, leggere di più, capire di più. Forza al lavoro! stavolta non serve che siano i Governi a far qualcosa (hanno sbagliato su tutta la linea) ma necessita un intervento individuale e personale nella propria vita, al lavoro, in famiglia, sui figli e con noi stessi guadandoci allo specchio per rifondare un mondo alla deriva. Buon lavoro. La crisi è giunta al suo punto di massima toccando le singole individualità. Il punto successivo è di non ritorno.