La complessità storica

Ho notato come nelle scuole avvenga spesso che ci siano degli incontri dedicati ai temi più diversi e comunque profondi: l’Olocausto, la Resistenza, l’accettazione dell’immigrazione clandestina, i “desparecidos” argentini, le primavere arabe etc. Indubbiamente sono tutti temi che meritano e devono essere trattati in un “tempio della formazione moderna”, dove le giovani menti stanno meditando le loro idee. Però c’è un problema. Praticamente tutti gli eventi, convegni, incontri che avvengono nella scuola (pubblica come privata) si trasformano in comizi dove viene esposto un solo punto di vista. In questo modo viene tradita la complessità storica. 

La complessità storica è un concetto semplice. Ogni evento spiegato va contestualizzato in quella determinata epoca, smettendo di considerare “cattivi” per definizione e preconcetto coloro che hanno perso la guerra e buoni quella che l’hanno vinta. Il riferimento è diretto ai fascisti-nazisti-franchisti, che automaticamente non solo vengono classificati come “il male”, ma restano sistematicamente assenti in ogni celebrazione storica dedicata alle giovani menti. Questo è sbagliato in ambito accademico e scolastico. La complessità storica parte da un presupposto: se Marco o Marta, per esempio, fossero nati in Unione Sovietica e avessero vissuto il secondo conflitto, avrebbero combattuto con una stella rossa sulla fronte. Gli stessi ragazzi in Italia, sarebbero stati delle camicie nere, quindi dei franchisti in Spagna, dei nazisti in Germania e dei militari alleati in Gran Bretagna o Francia come Stati Uniti. Com’è possibile che le stesse identiche persone, collocate in ambiti sociali diversi, si sarebbero anche potuti combattere tra loro? Benvenuti nella complessità della vita reale.

La complessità storica richiede che ogni evento di studio e formativo, comporti la presenza delle vittime e dei carnefici nello stesso evento, affinché si possa apprezzare, attraverso un libero e civile dibattito (si spera) le cause storiche che hanno permesso come ostacolato un certo sviluppo dei fatti. In assenza di fascisti/comunisti/nazisti/franchisti, un sano docente di storia, che sappia spiegare il concatenarsi dei fatti è più che sufficiente. Ad esempio, come ha fatto Hitler ad essere eletto alla Cancelleria nel 1933, chi ha sostenuto il Duce e perchè? com’è possibile che persone normali siano in realtà dei zelanti aguzzini di Hilter? Dove inizia e si riconosce la banalità del male? (Hannah Arendt).

Queste riflessioni vengono scritte a 4 giorni di distanza da un evento che in Italia e precisamente a Roma ha scosso la Nazione. 2 uomini, di 30 anni, hanno ucciso un loro amico a martellate e pugnalate da cacciavite solo per vedere che effetto potesse fare. A pensarci bene “la bestia” non si trova 40 o 50 anni fa nella storia ma è qui, adesso, tra di noi o dentro nel momento in cui ci si intossica con droghe e alcol. Quando il cattivo non è più il fascista di 60 anni fa ma il compagno di banco allora la complessità storica diventa concreta. E’ possibile che oggi, se fossimo nelle stesse condizioni d’allora, noi potremmo fare peggio e di più di quanto i nostri nonni abbiano commesso?

L’assenza di un’analisi sui fatti della vita, condotta nei termini della complessità storica diventa un comizio, ovvero un qualcosa che non deve avvenire in un’università o scuola di ogni ordine e grado. Serve che ogni ragionamento, anche presentando fatti di vita vissuta,(incarcerati o deportati) sia affiancato da chi sappia spiegare la natura degli eventi accaduti (dare voce ai carnefici, perchè si comportarono in quel modo?) creando un contraddittorio utile alla formazione delle nuove sensibilità.