Internet diventa pericoloso quando conduce al bisogno di presentare, mostrare senza leggere e capire. In questo modo si entra nel mondo della stupidità (dematerializzazione) 

Internet è un passaggio della globalizzazione. Nel caso ci fossero dei seri dubbi sulla validità ed efficacia della globalizzazione, automaticamente la critica colpisce anche l’uso di internet che tutti facciamo. Che cosa si vuole qui affermare? L’accesso al web ha permesso a tutti i collegati di avere una voce il che ha portato a una torre di Babele, al chiasso e al rumore, dove la massa urla qualcosa senza ascoltare, capire e rispondere. In questo modo la qualità della relazione sociale è scaduta. Ho osservato a lungo il comportamento in internet delle persone: molti cercano compagnia o una comunità di riferimento, però in questo il modo di presentarsi è quello d’affermare anzichè ascoltare, capire e interloquire come solitamente avviene nella storia significativa delle relazioni umane.

In pratica, grazie al web, è stato possibile rovesciare la metodica di relazione sociale. Fin qui il ragionamento è accettabile, del resto vogliamo una società dove si possa scegliere come farsi del male. Il problema diventa complesso quando dal “vietato ai minori di anni 18” l’uso/abuso di internet passa ai ragazzini, che replicano ovviamente e in peggio i comportamenti degli adulti imparando da internet. Qui il concetto si fa complesso, perchè i genitori non educano i figli all’uso/abuso del web, lasciando che partecipino alla torre di Babele di internet.  A questo punto è necessario giungere a dei punti fermi che dovrebbero essere:

  • internet è come il fumo: fa male!
  • è necessaria un’educazione all’uso/abuso d’internet, che dovrebbe offrire la scuola e la famiglia, affinché non si entri nella trappola del tutti strilliamo senza ascoltare;
  • internet è pericoloso perchè apparentemente offre “comunicazione”, ma in realtà aumenta lo stato di solitudine sociale, riducendo le persone a interagire con un computer dove ci si inventa e illude ruoli e posizioni diverse, che prima richiedevano il faccia a faccia. Questa modifica della relazione sociale apre a un nuovo e importante stadio di superficialità umana e intellettiva. Da tutto ciò deriva un “vietato ai minori” nell’uso/abuso del web ma anche un colpo di scena: vogliamo interrogarci sulla natura delle malattie nervose come il Parkinson ad esempio? Ed ecco che qui si apre un nuovo pensiero che arricchisce la Teoria sociologica al Parkinson: The Prisoner of Parkinson. La sintesi è semplice: non si può studiare il Parkinson senza indagare sull’uso e abuso d’internet nelle relazioni personali e professionali dei pazienti. In questa dimensione possiamo trovare delle cause nell’origine del male (in questo caso parliamo di malattia a tutti gli effetti) ma anche delle proiezioni di cura. La sociologia del dolore (pain sociology) parte dal presupposto che per curare una patologia serve riutilizzare le cause del male (concetto noto e applicato per realizzare il vaccino). Qui il ragionamento si fa complesso e va approfondito in altra sede.

Concludendo dalla critica alla globalizzazione e quindi anche all’uso/abuso del web,  il ragionamento s’allarga obbligatoriamente anche alla politica e a quei personaggi che “twittano”, ovvero esprimono “concetti” tramite frasi di rito e pubblicitarie con il web. Che valutazione fare di un politico che “twitta”? Il giudizio è di superficialità, perchè un politico dovrebbe offrire idee anzichè frasi di sintesi pubblicitarie, quindi non va votato quel personaggio che si riduce alla sintesi, perchè non idoneo agli incarichi che dovrebbe assolvere.  Da questa posizione si passa anche a un giudizio sulla dematerializzazione, che rappresenta un pericoloso passaggio nell’uso/abuso del web e dei social. Dematerializzare significa togliere la carta, ovvero la base della comprensione umana. In pratica un passo in più nella superficialità dei rapporti umani.