Integrazione culturale imposta nella società aperta

Integrazione culturale come problema su cui si sta sfasciando l’Unione Europea. Ne consegue che è un tema importante, almeno merita la nostra attenzione.

Nella società globalizzata per supplire a una carenza di cultura si cerca di vivere di dogmi. Il dogma, tanto disprezzato in religione rispunta in forma massiccia nella società globalizzata.

Tra di noi non si discute più.

Si è democratici o fascisti (pare d’essere tornati alle cretinate degli anni Settanta).

Omofobi o compromessi con i vizi delle persone sbandate sul piano sessuale.

Razzisti o a favore dell’immigrazione indiscriminata. 

Che macello, grazie globalizzazione! 

Il multicolore è voluto ed è di moda.

L’integrazione culturale è sempre esistita. Quello che è nuovo è la forzatura. La cosiddetta società aperta esprime una voluta forzatura per altre necessità. In Italia si sta cercando di fare chiarezza sugli accordi ONG-immigrati clandestini. Pare il segreto di pulcinella. Ci si difende dietro l’obbligatorietà d’assistenza al naufrago. Certo! Quando è realmente tale. Non quando è inviato e spinto ad essere naufrago. E’ chiaro che l’integrazione culturale si è già sporcata.

Che fare? La soluzione per quanto mi riguarda è quella di chiudere gli eccessi. Significa bloccare le frontiere. Procedere con i rimpatri. Per adottare una soluzione di questo tipo serve la Signora Le Pen. Oppure serve la Brexit. Certamente serve una nuova cultura politica che allo stato non c’è. Per di più viene a tutti gli effetti impedito anche l’esercizio del voto nella democrazia.

Alla faccia del mondo migliore nella globalizzazione.

Questa è una gabbia culturale.

L’integrazione? non è possibile perché è invasione. Un gruppo etnico omogeneo e democratico ammonta all’80% della popolazione. In Italia ci sono 5 milioni d’immigrati regolari. Gli irregolari pare siano altrettanto.

Tra una cosa e l’altra sono 10 milioni su 60 di residenti. Non c’è forse qualcosa che non funziona?