Un male chiamato disoccupazione

Nel 1930 Hitler giunse alla Cancelleria grazie sopratutto al 30% di disoccupazione. In Italia oggi siamo al record del 13%. 
Nessuno ne parla, ma quanta disoccupazione più tollerare una democrazia prima di cambiare forma?
Credo, ad occhio e croce e considerando il mutamento dei tempi, che quanto 80 anni fa era il 30% oggi potrebbe essere il 25% anche se vanno considerati casi come quello greco e spagnolo, che hanno già sfondato questo tetto, senza modificare gli assetti istituzionali in governi forti e dittature.
Resta il fatto che il problema c’è e va considerato, in un mondo dove nessuno si pone tale riflessione.

Il ragionamento non è solo politologico o di pertinenza della sociologia, perchè intacca l’intera comunità nazionale è con ciò il concetto stesso di “mondo libero”. La disoccupazione, specie questa, indotta dalla globalizzazione, si rivela talmente destabilizzante da introdurre nella società il problema dell’instabilità. Mi spiego meglio. Negli anni Sessanta con il contratto a tempo indeterminato, le persone entrando nel mondo del lavoro, godettero anche di una stabilità con la quale comprare una casa, sposarti, far figli, educarli e invecchiare. Oggi in pieno regime di incertezza e con un contratto a tempo determinato, l’instabilità lavorativa diventa anche affettiva: vedi il 42% tra separazioni e divorzi in Italia tra coppie spostate e il 45% negli Stati Uniti (dati certi) e il 60% considerando anche le coppie di fatto (dati stimati).

Ecco che la società, in epoca globalizzata, ha già subito, attraverso l’instabilità, un grave colpo nella qualità dell’amore che è diventato conflittuale. Si litiga per il lavoro, si litiga per i soldi, si litiga anche in famiglia e nella coppia. Se questo percorso appena descritto è vero e documentato da dati di fatto, ecco che è saggio chiedersi come la disoccupazione possa incidere sulla forma di governo nelle democrazie occidentali, intendendo questo come uno stadio successivo della crisi sociale indotta da globalizzazione. Detto in altri termini, la globalizzazione, che ha già colpito l’assetto delle famiglie introducendo livelli di conflittualità mai registrati, porterà anche la disoccupazione a colpire le forme di governo democratiche? Ecco la sfida su cui misurarsi, anche se nessuno sta producendo studi sull’argomento come se fosse evitato per non affrontarlo.

 

Disoccupazione