Il Pontefice, sia quello in carica in questo momento, d’orientamento di sinistra, sia il precedente, quello argentino, decisamente comunista, criticano, dal loro punto di vista MA rispondergli si configura come un attacco. Un atteggiamento di questo genere è tipico della sinistra che si vuole arrogare il diritto di dire ogni cosa stroncando alla base tutte le repliche. Nell’impedire il libero dibattito, chi obietta diventa fascista, omofobo o altre sigle del genere, che hanno la mera funzione d’impedire il libero confronto; in altri termini si chiama censura. Ecco, la censura è la tipica risposta di un regime o partito di sinistra.

Il Pontefice, ancora una volta, ha portato la Chiesa in un campo politico molto preciso e ne paga le conseguenze senza accettare alcuna replica.

Nello specifico ed analizzando a fondo il “verbo” pontificio, in presenza di conflitti il Pontefice auspica alla pace.

Concettualmente come aspirazione potrebbe anche essere corretta, ma con netti distinzioni tra chi è l’attaccante (si chiamano in tal senso russi, iraniani, terroristi di Gaza e del sud Libano) e chi si sta difendendo (ucraini, israeliani e gli europei che hanno bisogno di greggio).

Questo papa, in continuità con il comunista argentino, è incapace di un approfondimento sulla vicenda. Questo signore invoca “la pace” come se la sola pronuncia della parola dovesse risolvere tutto.

Approfondendo, è opportuno e saggio che ci sia un’intera struttura; il Vaticano, per un messaggio così povero e riduttivo? Chiedere la pace giustifica la sopravvivenza di una struttura come la Chiesa cattolica?

Francamente credo in Dio, resto praticamente ed osservante ma, grazie al papa argentino, mi sono dovuto distaccare dalla Chiesa cattolica perchè compromessa sul piano politico e morale. Ho cercato di rientrare nella Chiesa ma se l’attuale pontefice non sa balbettare 4 parole oltre che “chiedere la pace” vengono a mancare i contenuti, le idee, i concetti e i valori sui quali misurarsi.

Sulla questione della preghiera c’è una riflessione da svolgere.

Essendo cattolico e credendo, ringrazio ogni giorno Dio per quello che ho: cibo e salute. Onestamente non prego per pregare. Non prego come concetto astratto ed azione di fede, prego per ringraziare. Forse il pontefice c’invita a pregare come atto di principio ed unica soluzione ai problemi?

Si ringrazia la testata americana “The New York Times” per l’immagine di fede qui riprodotta in copertina.


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