Il fallimento della globalizzazione esprime la reale sostanza della crisi in corso tra gennaio e febbraio 2016

Il fallimento della globalizzazione è la reale essenza della crisi del 2016. E’ ” divertente” (si fa per dire) ascoltare le diverse analisi che la TV e gli organi stampa offrono, per cercare di comprendere cosa stia accedendo. La domanda che impera su tutto in questo momento è: COSA ACCADE?

Cerchiamo di far chiarezza. La globalizzazione di fatto parte con il 2000 ed è stata voluta da tutti noi. Negli anni Novanta avevamo dei buoni stipendi, ma delle merci troppo costose (eravamo infelici). Non solo, ma le maestranze d’allora pur prendendo 26 euro/ora (in Germania 32 euro/ora) “sputarono in faccia” agli imprenditori attraverso molte vertenze sindacali assurde. Confrontando la conflittualità occidentale con la Cina, dove per 2 euro/ora, gli imprenditori poterono essere accolti come degli “eroi camminando sul tappeto rosso”, la globalizzazione servì per emigrare & guadagnare. Fu possibile per la prima volta produrre a bassi costi con la gratitudine delle maestranze.

All’atto del re-importare in Occidente le merci prodotte nei paesi poveri in sviluppo (BRICS) i guadagni per gli imprenditori furono “stellari”.

Grazie alla globalizzazione siamo potuti passare dall’eccesso di prezzo sui beni e stipendi buoni ma non utili, al perfetto contrario, ovvero beni e servizi a bassi costi con ottimi stipendi! Negli anni 2002-2005 eravamo tutti “felici”.

Senonchè la globalizzazione comportò la delocalizzazione, con perdita di posti di lavoro in Occidente. Quest’emorragia è stata parzialmente corretta nel 2012, con il concetto di reshoring, riportando in Patria le imprese e salvando la poltrona all’Obama (qui poco considerato perchè è stato incapace di rimuovere tutte le cause della crisi subprime, ponendo le basi dell’attuale fase definita il fallimento della globalizzazione). Per salvarsi la poltrona su un secondo mandato, l’Obama lanciò il concetto di reshoring (marzo 2012, Chicago, facoltà di sociologia).

Veniamo ai giorni nostri. L’Occidente, cha ha eletto la Cina a colonia produttiva (fu utile al Presidente Nixon per uscire dalla crisi del Vietnam) oggi acquista molto di meno rispetto a qualche anno fa, da cui il calo di produzione in Cina. Non solo, questo paese comunista sta anche soffrendo l’emigrazione delle imprese occidentali (il noto processo di reshoring già indicato). La somma dei 2 eventi porta la Cina in crisi di sovrapproduzione e in un’altro tipo di crisi, molto grave per una dittatura comunista, che non si può permettere un regime di quel tipo.  Una crescita sotto il 7% non consente al regime d’assumere i 20 milioni di studenti cinesi che ogni anno escono dal sistema scolastico.

Detto questo sulla Cina, il fallimento della globalizzazione si basa su un altro aspetto: il prezzo del petrolio.

Sia l’Iran che gli Stati Uniti (il paese nord americano è il più importante del mondo per estrazione di greggio che avviene attraverso petrolio + benzina verde da mais + fracking) hanno bisogno di prezzi dai 50 dollari al barile in poi, per restare sul mercato. L’Arabia Saudita ha costi di estrazione al barile pari a 5 dollari/barile, per cui si può ampiamente permettere il costo del greggio sotto i 30 dollari (ci guadagna solo 6 volte) portando al fallimento sia le imprese statunitensi che quelle iraniane. Infatti gli americani hanno già subito dai 3 ai 9 fallimenti di loro imprese d’estrazione petrolio, lasciando in banca 3 miliardi di debiti insoluti.

Ecco l’epicentro della crisi. Il sistema bancario. Nell’era che andremo a definire Il fallimento della globalizzazione, il sistema creditizio ha un ruolo centrale.

Nel 2008 le banche non furono così deboli per quanto ne sono fallite 500, nei soli Usa per la crisi subprime.

Oggi le banche sono molto deboli introducendo nell’era nota come il fallimento della globalizzazione, un ulteriore elemento d’incertezza, che porta le borse in pesanti perdite (record).

Cosa sta accadendo? si sta preparando una grande e grave crisi in sviluppo in queste settimane d’ampie proporzioni, tali da considerare il sistema della globalizzazione fallito. Cosa ci sarà nel dopo il fallimento della globalizzazione? Già a Davos (Svizzera – fine gennaio 2016) è stato possibile intravedere il futuro, per cui da una globalizzazione che vorrebbe unificare 9 culture con la lattina di Coca Cola e un hamburger, si è passati al REGIONALISMO dove i protagonisti saranno singole aree macroeconomiche in collaborazione tra loro. Ad esempio UE + NAFTA con o forse senza la Cina. Ecco il futuro che ci attende al posto di quell’era nota come il fallimento della globalizzazione che stiamo vivendo ora per ora oggi.