Giustizia ordinaria e amministrativa: cosa vuol dire? Esistono i tribunali della giustizia ordinaria dove si discute d’aspetti civili e penali. Tali discussioni perverranno per forza di cose ad un documento finale che si chiama sentenza, nella quale si riconosce correttezza ad una parte ed il torto all’altra. Ovviamente le sentenze sono appellabili e il sistema funziona finché ad incepparsi non è il “terzo grado”, ovvero la Cassazione, che per smaltire il lavoro respinge degli appelli perchè, ad esempio, le sentenza da riformare è solo citata e non allegata! Il guaio è che per il ricorrente (il cittadino) il respingimento della Cassazione conta come “giudizio” impedendo che realmente si possa discutere della vicenda.

Questi sono ovviamente i mali della “giustizia” (e molti altri a seguire) dove il giudice non risponde ponendo in discussione la sua posizione e quindi non è soggetto, come nel caso appena citato, avvenuto realmente in Cassazione, al licenziamento!

Chiarito uno degli aspetti tra i molti che richiedono non tanto la separazione delle carriere, ma la loro interruzione per incompatibilità nel servizio reso allo Stato e alla Nazione, c’è un altro grave problema.

Laddove e se la giustizia ordinaria, emettendo sentenza, riabilita un cittadino precedentemente condannato, che ovviamente ha sofferto la pena ed è ora riabilitato, perchè un ramo della giustizia inferiore per grado e ruolo, quella contabile, non s’uniforma a quanto deciso in sede ordinaria?

Mi spiego.

Il cittadino soggetto di due sentenze di condanna (civile e contabile) al termine del suo iter di condanna è riabilitato. Tale riabilitazione vale solo per la giustizia ordinaria non anche per quella contabile che non s’uniforma.

Perchè ci sono due magistrature che non s’informano anche in nome di una gerarchia delle fonti e delle sentenze emesse?

Il punto, già oggetto d’analisi in dottrina, non è pervenuto ad alcun risultato per non porre il giudice contabile in soggezione rispetto a quello ordinario pur lasciando il cittadino, riabilitato, in condizione di disagio. Per il benessere d’impiegati statali quali sono i giudici, il rapporto Stato-cittadino dev’essere sacrificato? In realtà è la stessa idea di giustizia che ne soffre.


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