Gianni Pieropan a confronto con altri autori pone in una condizione d’imbarazzo a danno degli “altri”. Significa che non c’è paragone!
Il testo “Storia della Grande Guerra sul fronte italiano 1915-1918” di Pieropan è stato raggiunto dopo tante letture, molto approfondite, in particolare il Barbero che ha scritto “Caporetto” e il Thompson “La guerra bianca”. La prima sensazione è che sarebbe stato saggio non perdere tempo con Barbero e Thompson, ma l’informazione, alquanto preziosa, dell’esistenza di Piropan nel panorama dell’analisi storica, è pervenuta solo successiva ad una ricerca specifica ed alla pronta risposta della Libreria militare di Milano. Non c’è nulla da fare, la corretta via sarebbe stata chiedere ai più autorevoli conoscitori del mercato librario italiano anzichè perdersi con i pessimi consigli ricevuti nell’ideologicamente viziata Hoepli.
Bisogna ringraziare gli specialisti.
Ora sorge la necessità di spiegare il perchè dell’immane superiorità di Gianni Pieropan rispetto a tutti gli altri. E’ semplice. Quest’autore non ha bisogno d’affrettarsi in giudizi, Lui narra, spiega in forme molto, ma molto dettagliate e tecniche. La valutazione di merito resta alla responsabilità del lettore. Qui è la grandezza dello storico, avulso da qualsiasi sporcizia ideologica, che invece stagna e affoga il lettore nel resto degli altri testi tra razzisti anti-italiani e la solita gente di sinistra.
Che centra la politica nella narrazione del Primo conflitto mondiale?
E’ stato già spiegato in altri spunti di riflessione qui pubblicati, che combattere l’amor patrio e la critica fine a se stessa tanto per dire qualcosa contraddistingue l’atteggiamento di una parte della politica nazionale. Una fazione che non riesce a governare perchè gli mancano gli argomenti limitandosi alla sterile critica. Dai tardi anni Sessanta, entrando nella stagione della contestazione giovanile, s’è scoperto che criticare è meglio d’analizzare e da quel momento abbiamo sia sindacati e annessi partiti tutti in coda nella “critica”. Se gente di questo tipo gli chiamiamo “storici” o peggio “storici militari” emergo lo spessore della crisi.
Grazie Gianni Pieropan e per aver ristabilito la rotta dell’analisi e la correttezza nel rapporto narratore e lettore.
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