Fiume e la sua avventura vissuta tra il settembre 1919 e Natale del 1920; che vicenda!
La prime parole non possono che essere per gratitudine e rispetto all’autore del testo “Disobbedisco”, Giordano Bruno Guerri. Questo Signore ha la capacità di scrivere con passione travolgente avvolgendo il lettore; non è possibile non rispettarlo e apprezzarlo non solo come scrittore, ma come di un protagonista d’allora che vive tra noi oggi narrando, spiegando ed educandoci.
Detto ciò emergono “una montagna” di domande che probabilmente sono destinate a restare tali.
Al momento, su 522 pagine del saggio, lo studio è arrivato solo a 230 quindi neppure la metà del libro.
Il primo punto “oscuro” è come sia stato possibile che un esteta, impasticcato di droghe e maniaco sessuale, sia potuto arrivare in politica (forse è più frequente di quanto si possa immaginare) ma con un seguito ed adorazione così diffuso!
Il soggetto, Gabriele D’Annunzio, veramente modesto fuori dal piano letterario, è riuscito a cavalcare un successo enormemente sproporzionato rispetto al suo livello.
C’è una sopravvalutazione del personaggio che ha colpito la Nazione come un’epidemia. Com’è stato possibile?
Descrivere atti sessuali, in un mondo in un cui ancora non era così diffuso, paga cosi tanto?
Basta corteggiare le donne per averle a frotte a disposizione?
L’evento è rilevante sul piano della sociologia della devianza per capirne la patologia.
A Fiume sono affluite un numero notevole di donne (dimenticate dalla storiografia), quasi fuggite da casa, perchè hanno visto in quella città un luogo d’emancipazione femminile. Indagando più a fondo queste donne oltre alla libertà sessuale sono di fatto rimaste nel ruolo di trasporto cibo ai militari e cura dei feriti. Tutto qui, fuggire di casa per trovare l’emancipazione in attività tradizionalmente dedicate al gentil sesso?
A pagina 107 del libro, è citato un passaggio che merita: ….l’incontro lascia a Marinetti un’ombra di delusione: “E’ un uomo meraviglioso di forza volontà astuzia fortuna” annota “ma è rimasto l’esteta. Maniaco del bel gesto, prigioniero delle belle frasi e degli uomini mediocri ….”
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