Ricevere l’assistenza dai figli è spesso una buona strategia di coinvolgimento per migliorare il rapporto padre-figli. Se ne consiglia l’applicazione di questa sensibilità.

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Il primo articolo pubblicato sul ruolo di genitore ha suscitato grande interesse e un importante numero d’interventi che meritano una risposta. In pratica il lavoro sporco del genitore è argomento di discussione.

A differenza di quanto accaduto e prosegue nel mondo del Parkinson italiano, dove la proposta su nuovi modelli comportamentali in reazione al morbo ha scatenato isterie ostili o silenzi piccati, tipici di un mondo congelato intorno alla morte, il ragionamento sugli schemi educativi da applicare nel rapporto tra genitore e prole, specie in età più che adolescenziale, appassiona e chiama a raccolta molti genitori.

Partiamo da un concetto: fare il genitore che cosa vuol dire?

Benchè i figli nascano da un nostro bisogno di completezza e di amore nell’ambito della coppia, quindi sono un risultato “nostro”, ben presto assumono le sembianze e funzioni autonome di persone proprie con la loro personalità e individualità fisica quanto giuridica. Questo concetto appare scontato ma non lo è affatto. Comunque, partendo da questo stadio nel riconoscimento dell’altrui personalità (dei figli che comunque abbiamo fatto noi come innamorati) bisogna riconoscere che per quanto “autonomi”, i ragazzi sono estremamente bisognosi d’amore, calore, indirizzo morale e di idee. Ecco il punto di contatto critico.

I figli contestano come esercitazione di carattere, manifestando un senso esistenziale. In pratica è un esercizio per affermare la loro esistenza.

Al genitore resta la responsabilità di non farsi impressionare da questi “fuochi d’artificio” esistenziali e proseguire diritto su uno schema educativo e d’esempio ben preciso che tentenni poco e sia giustamente adattabile, ma non stravolgibile.

Ad esempio cedere sull’orario di rientro in casa alla sera dei figli è un errore, perchè porta questi ragazzi ad essere “felici” nel vagabondare di notte per le città, spesso completamente ubriachi e fuori da ogni regola. L’assenza di una regola, per quanto entusiasmante sia, si sconta, in età adulta, come conflittualità e sofferenza, solitudine e incapacità comunicativa. In pratica la regola consegna un’altra regola che sarà poi adattata e re-interpretata dal giovane nella sua generazione. Certamente l’assenza delle regole o il loro perdere di senso e valore, introdurrà smarrimento in età adulta.

Mi scuso con tutti nel rammentare sempre e noiosamente che il 42% delle coppie sposate si divide. Da dove nasce la crisi dell’amore, se non da pessimi esempi ricevuti dai genitori e dall’assenza di una disciplina da applicare nella vita (e nell’amore).

Cos’è la disciplina? La disciplina è una regola. La regola è un modo di fare discutibile, ma che consente di raggiungere dei risultati. I risultati saranno anche mediocri, ma rappresentano un fatto concreto e reale. Il reale permette la costruzione di un valore e così via.

Il genitore ha lo scopo di trasmettere quest’assetto di valori ai figli per scaldarli nell’amore.

In pratica che cosa bisogna fare?

– mangiando con la TV accesa perchè non abbassare il volume e chiedere ai figli: cosa avete capito dalla notizia appena trasmessa e discutiamone;

– la vita privata che rivendicano i ragazzini è una balla. La vita privata è una conquista che si ottiene trovando un lavoro e lasciando la famiglia d’origine. Lasciare che i figli si creino una vita privata, sia virtuale che reale, significa fare il loro male. La vita dei figli è studiare e una volta maturati nello spirito e personalità, cercare un lavoro per formare una loro coppia stabile nel tempo. Il resto è solo male. Il riferimento è soprattutto nell’abuso di internet e cellulari che affligge la giovane età;

– l’esempio che il genitore offre ai figli è la vigilanza sulla loro vita e nell’esortazione a studiare! Come possiamo spiegare agli adulti che l’amore è far sentire sicure le persone, se a loro volta i genitori non hanno saputo/voluto vigilare sui figli moderando le loro spinte “alla vita privata”?

Purtroppo come genitore mi capita, E ME NE VERGOGNO, d’andare a prendere mio figlio alle 3 del mattino che esce dall’odiata discoteca dove lavoricchia per guadagnarsi 4 soldi. Nel transito da casa al posto di recupero, vedo e osservo una massa di sbandati, tutti giovani, che fanno letteralmente pietà. Ubriachi, scalzi, che camminano a zig zag per strada, seminudi, omosessuali in effusioni esibizionistiche per dichiarare la loro esistenza. Ripercorrere l’inferno dantesco in questa massa di poveracci è dir poco e l’intensa quanto profonda vergogna che mi assale è infinita nel chiedermi: e mio figlio si trova immerso in questo zoo umano fatta di scarti d’umanità? Ma chi se la sposa o la vorrebbe come compagna una ragazza conciata in quel modo così da sbandata! Chi si unirebbe a un ragazzo cellulare dipendente che bivacca la notte per i marciapiedi della città senza aver studiato per il giorno successivo a scuola?

Sono parole dure ma quelle che necessitano perchè fare il genitore che richiede anche il lavoro sporco.