Erving Goffman è stato un importante sociologo, nato in Canada nel 1922 deceduto negli Stati Uniti nel 1982. Per evitare di leggere di lui nei testi di sociologia, gli studiosi più attenti si rivolgono direttamente alle opere scritte da questi famosi personaggi per capirli meglio immedesimandosi nelle loro ricerche e farle proprie, la stessa attenzione è quindi rivolta anche a Goffman dopo gli studi su Weber, Simmel, Bourdieru e Bauman.
Il punto di partenza per capire Erving Goffman è il suo libro Asylums ed è qui, che a sorpresa, emerge un problema già riscontrato in pari ricerca e studio su Winston Churchill solo qualche mese fa.
Nell’analisi dello statista britannico, a fronte di un’iniziale totale reverenza (un livello molto ma molto più elevato di fronte al solo rispetto) dopo 1.400 pagine di biografia e annesse ricerche in altri 3 testi sia inglesi sia tedeschi, è sorta una totale avversione al personaggio. Pazienza, sono fatti che accadono nella vita; credere in una figura portata quasi al livello di mito ed accorgersi d’essersi sbagliati. Oggi al Winston Churchill s’imputa l’incriminazione per crimini di guerra. Chiusa la parenti sul tramonto di un mito sta accadendo lo stesso anche verso Erving Goffman; che sia forse la vecchiaia?
Mi spiego. Anche verso Goffman la curiosità e il rispetto sono stati fino ad oggi a dir poco mitici. Aprendo il suo libro però qualcosa s’è rotto. E’ accaduto che:
- analizzando “l’esposizione contaminante” ovvero la totale privazione di dignità del cittadino, detenuto, militare o paziente ospedalizzato che sia, l’autore pone sullo stesso piano sia eventi accaduti nella Cina comunista sia nel civile Occidente;
- vengono riportate delle interviste, ambientate nel contesto militare del tutto insignificanti mischiando addestramento a detenzione e cura di malati mentali;
- si considera la vestizione dei cadetti delle Accademia come un atto di spoliazione della personalità. Sullo specifico argomento, essendo passato per un’Accademia militare dove ho vissuto per anni, posso affermare per vita vissuta che non è affatto vero quanto “osservato” dal Goffman, anzi al contrario ricordo l’orgoglio della “spoliazione” abbandonando abiti borghesi per la divisa di cadetto con chepì, spadino, ghette e quant’altro.
Leggendo di un totale capovolgimento di valori rispetto alla realtà vissuta, la statura morale del Goffman riceve un mortale ridimensionamento. Il testo Asylums è di 415 pagine, al momento lo studio è arrivato solo a 60, vale la pena proseguire?
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