Emilio Gentile è uno storico italiano. Il campo di ricerca abituale di questo docente e ricercatore è la MODERNITA’.

Il concetto di MODERNITA’ si sviluppò a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento e non fu affatto un evento solo italiano accumunando a se tutto l’Occidente. Per il nostro Paese, i “moderni”, in particolare, si distinsero i futuristi e quegli intellettuali intorno alla rivista culturale e politica, “La Voce” di Firenze, tra il 1908 e il 1916.

I modernisti puntarono ad unire la cultura in politica.

Tale unione cercò una definizione per l’Uomo nuovo, un italiano che, rinunciando al suo individualismo e libertà (concetti tipici dell’illuminismo) si potè identificare nella Nazione, nello Stato quale sua proiezione di potenza. Una potenza d’affermare sulla natura attraverso lo stretto controllo dell’uomo (quindi non con la cosiddetta “intelligenza” artificiale) e nei rapporti internazionali con la guerra e la forza. Un concetto di guerra considerato come prova e virtù, coraggio e forza dell’Uomo nuovo, così confermatosi capace d’essere cittadino di uno Stato portatore di civiltà nella storia e nel futuro.

Il moderno si proiettò verso il futuro attingendo dalla Storia energia per rappresentare il meglio nei tempi ancora da vivere.

Il moderno fu un soggetto che non automaticamente cedette la sua libertà in cambio di uno Stato che lo potesse incarnare. Ci furono moderni anglosassoni e francesi che preferirono conservare la loro individualità mentre altri tesero la loro energia nello Stato inteso come moltiplicatore d’opportunità e potenza.

Che il modernismo dovesse automaticamente confluire nel fascismo come nel nazismo o nel socialismo come il franchismo, non è affatto confermato dalla storiografia. Certamente la modernità ha rappresentato la base concettuale, morale, culturale e di valori condivisi che ha trovato poi la strada del fascismo.

Ecco che per discutere di fascismo si deve prima di tutto partire dal concetto di “moderno”.

Emilio Gentile spiega in forma diretta, chiara e concisa “Le origini dell’ideologia fascista” a differenza d’altri autori molto impegnati nella diffamazione del Mussolini e del fascismo. S’arriva a Gentile dopo l’Alessandro Barbero che narra senza spiegare e ben 2 testi, su 8 in totale dedicati alla biografia di Mussolini, del Renzo De Felice, un autore molto (troppo) critico su quanto descrive.


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