Disobbedisco è il titolo di uno dei più libri che Giordano Bruno Guerri dedica a Gabriele D’Annunzio. Avere un’idea sul Vate, oltre l’aspetto letterario è veramente difficile, quasi appare un’impresa. Il problema D’Annunzio è che sulla carta appare come uno scherzo, qualcosa di cui si può fare tranquillamente a meno, poi, successivamente emerge nel suo ruolo. Ecco il punto centrale: qual’è stato questo ruolo?
Gabriele D’Annunzio lo si riesce a capire o spesso appena intuire, se ci limitiamo alla parte empatica ed emotiva degli italiani del tempo. E certo che per lanciarsi contro le postazioni fortificate avversarie servì molta, ma molta empatia ed emozione per i valori nazionali, lì di logica ce ne fu poca, sia nei comandi sia nell’azione.
Il trasferimento della percezione “garibaldina” risorgimentale, al primo conflitto mondiale ha un nome: Giuseppe D’Annunzio.
La percezione di Patria, in una massa di 2 milioni di soldati, non fu spiegata da nessuno e quindi neppure capita. Non si capisce ciò che non si spiega!
In un mare d’ignoranza e analfabetismo (solo il 2% degli italiani leggeva il quotidiano) “spiegare” l’Italia con gesta d’avanspettacolo quali furono quelle del D’Annunzio, ebbe un senso. Il fenomeno “D’Annunzio” è comprensibile se ricondotto alla scenografica teatrale necessaria alla comprensione della politica del tempo.
L’esaltazione dello spettacolo favorì un regista, tal Benito Mussolini (per quanto, si può parafrasare, effettivamente ci fossero scintille tra l’attore e la produzione).
Si giunse naturalmente al Fascismo, motivati dall’esaltazione dannunziana.
Impressiona non poco che, in seguito a una sola cannonata ricevuta nella sala da pranzo dell’appartamento occupato da D’Annunzio nell’avventura fiumana, il Vate sparì dalla circolazione lasciandone solo “tracce”.
In questo contesto il “Disobbedisco” va letto come una parte della scenografia del personaggio commediante; una parola per completarne il ruolo.
Con questa riflessione si chiude il ruolo di Gabriele D’Annunzio nella vicenda politica dell’epoca? SI, un giullare che non fu all’altezza dell’attuale ex attore Volodymyr Zelens’Kyj e neppure di Ronald Reagan.
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