Dereck Chauvin è l’agente di polizia che ha ecceduto nelle misure di sicurezza in un arresto provocando la morte del sospetto. I fatti sono accaduti negli Stati Uniti qualche mese fa, l’agente è stato a sua volta arrestato ed in queste ore è in attesa di verdetto nel processo a suo carico. In se per se la vicenda non è eccezionale. Ci sono medici che sbagliano, insegnanti che non insegnano e avvocati che non hanno ragione nella difesa delle cause.

Cosa rende diverso l’errore di Dereck Chauvin rispetto a tutti gli altri? Il colore della pelle della vittima; tutto qui e solo questo.

E’ sufficiente questo dettaglio per “chiudere le carte” e giudicare con altri parametri l’intera storia.

Si è voluto montare un caso perchè in periodo elettorale (quindi è stato strumentalizzato alla grande).

La procedura d’arresto e immobilizzazione del sospettato, potrebbe anche essere errata e sproporzionata. Una cosa è certa, se anzichè 8 o 9 minuti, l’agente di polizia Dereck Chauvin avesse applicato le stesse procedure per 20 o 30 secondi non sarebbe accaduto nulla. Ne consegue che non stiamo discutendo di metodo e sistema, ma d’eccesso (sbaglio) nell’applicazione.

Certamente 9 minuti non sono 30 secondi, per la precisione valgono 17 volte di più. Questo è il motivo per cui l’agente Dereck Chauvin non è più in servizio, ma incriminato e detenuto.

Se fosse possibile discutere senza entrare nel merito del colore della pelle, ma di tecnica e procedure quanto sarebbe meglio e più interessante la vicenda!

Oggi un ragionamento di tecnica d’arresto è diventato uno scontro razziale tra un gruppo etnico non del tutto integrato e una maggioranza stufa d’assistenzialismo. Il problema di chi non si integra non è della comunità ma del soggetto che ne resta ai margini. Vivendo negli Stati Uniti il pericolo lo si vede immediatamente nel colore della pelle anche se nessuno osa dirlo in chiaro.