Da fervente fiumano a tendenzialmente ostile; caspita che evoluzione!
Di fronte al meraviglioso libro di Giordano Bruno Guerri dal titolo “Disobbedisco, cinquecento giorni di rivoluzione. Fiume 1919-1920″ iniziato lo studio con il dogma della fedeltà alle rivendicazioni per Fiume italiana, ora a 300 pagine su 522 iniziano i distinguo. Cos’è accaduto?
Come noto a Fiume, in quei 16 mesi si sono unite 2 istanze per Fiume italiana che sono:
- quella legalitaria, dei militari e monarchici (ai quali francamente mi sento d’appartenere senza indugio);
- e quella rivoluzionaria, di sinistra, omosessuale, libertaria, femminista.
Al centro della vicenda c’è il d’Annunzio, un cocainomane (pare che la responsabilità della dipendenza sia imputabile alla Luisa Baccara) incapace di pensare senza trovarsi tra le cosce di una femmina.
Sul tutto come il prezzemolo c’è una delle tante trovate pubblicitarie del d’Annunzio nota come “fiumanesimo” ovvero considerazione verso i popoli oppressi.
Tutto qui? in effetti si e duole doverlo ammettere.
La vera scoperta che si svela nello studio approfondito della vicenda fiumana è il suo vuoto concettuale.
Oppure, con uno slancio di generosità, si potrebbe anche affermare che l’iniziativa per Fiume, nata con uno scopo degno di considerazione, il completamento del Risorgimento italiano e il ricongiungimento delle terre irredente abitate dagli italiani, s’è trasformato in un’orgia di sentimenti disordinati e malati.
In effetti, e correttamente l’autore del libro definisce “svolta a sinistra” la fase finale e decadente del d’Annunzio; una fase dove l’ala militare-legalitaria lascia Fiume per rientrare in Italia. A quel punto Fiume resta un covo di pervertiti.
Che brutta fine e che senso ignobile che ci fa anche “la sinistra” che si sporca così con l’anarchia di tutti i sentimenti possibili.
Ora si capisce il distacco che la vicenda fiumana ha subito, nel 1920 da parte dello Stato Italiano, la Monarchia, la sinistra e Mussolini.
Pessimo il ruolo di Benito Mussolini, di colui che ha chiesto, raccolto denaro per Fiume e lo ha poi utilizzato per il suo quotidiano e lotta politica nelle elezioni del 1919; in pratica un ladro; furto che viene coperto successivamente dal Vate salvando il Benito.
Da fervente fiumano ora, verso la fine del libro, ci si accorge come una splendida avventura sia stata sciupata dal d’Annunzio. Indispettiscono, nella lettura e non poco, i frequenti e inopportuni richiami all’omosessualità maschile come atto deviato, patologico e malato. Si chiude così il sipario sulla vicenda, genuina nel suo essere: gestita da cani!
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