Caporetto è il titolo di un recente testo di storia scritto da Alessandro Barbero; un libro che oggettivamente non è affatto pensato da uno storico, ma da un divulgatore. La differenza è sostanziale. Quello che scrive un divulgatore, ed il pensiero corre ad Indro Montanelli con i suoi 22 volumi di Storia d’Italia, resta in mente al lettore, ciò che invece spiega lo storico, spesso non si ricorda quasi più; restando solo per grandi linee.
C’è un problema però: il divulgatore non resta fedele alla narrazione cedendo al giudizio, spesso personale, ed è questo il punto debole!
Sin dalle prime pagine si nota una netta condanna, da parte dell’autore, al Generale Luigi Cadorna, allora comandante in Capo dell’Esercito italiano.
Che l’intera vicenda di Caporetto 1917 si debba concludere con l’inidoneità al comando del Cadorna, appare decisamente limitativo; troppo facile e sbrigativo. In realtà il pensiero storico va ampliato.
Per i motivi che verranno ampiamente descritti nei prossimi studi che qui si pubblicheranno, il Cadorna, nel giudizio storico, non ha scampo. Condannato dalla Commissione d’inchiesta sui fatti accaduti, il Generale in capo sarà considerato il “colpevole”. Peccato che altrettanta sorte non sia toccata al Generale Badoglio per essere “scomparso” dal Comando, resosi irreperibile per molte ore sotto l’attacco nemico.
Il giudizio negativo sull’attitudine al comando del Generale Cadorna andrebbe rivisto estendo la meditazione su chi ha affidato il Comando al Generale. Su questo piano si giunge direttamente al Re. Quello stesso sovrano che 26 anni dopo, l’8 settembre del 1943 scapperà dalla Roma occupata dai tedeschi. Non solo, si tratta di un Re che s’affidò al Generale Badoglio. In un esercito dove fugge il Re, oggettivamente possono scappare anche i Generali e Colonnelli comandanti di corpo.
Ecco che la responsabilità del Cadorna passa in secondo piano per cogliere Casa Savoia che pagherà il conto alla Nazione con il referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Si precisa che chi scrive, in quel 1946, avrebbe votato per la Monarchia anziché la repubblica dando continuità alla Nazione rispetto il balletto dei politici repubblicani al netto delle oggettive colpe della Casa regnante.
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