Caporetto 1917 la ritirata verso i ponti del Tagliamento che poi proseguirà fino al Piave, espone la Storia a fatti di una gravità senza precedenti per la Nazione.
Al di là delle fucilazioni avvenute a torto (per lo Stato) o a ragione per i soldati, quindi anche la decimazione attuata dai Carabinieri uccidendo un soldato ogni dieci tra quelli disarmati che non sapevano esattamente dove fosse la loro unità, sono accaduti dei fatti sui quali è necessaria la riflessione.
Ci sono stati degli autisti, militari italiani, dotati di mezzo di proprietà dell’Esercito, che nella rotta del fronte, si sono posti al servizio dei tedeschi in avanzata.
Non è finita. Cuochi e camerieri, nel ruolo di soldati italiani, che si sono posti al servizio degli Ufficiali tedeschi. Addirittura anche dei sarti per l’invasore.
Altri soldati italiani si sono prestati come “portatori” al servizio dei singoli soldati tedeschi nel trasportare cibo saccheggiato dalle fattorie abbandonate.
Stando in questi termini i fatti, non stupisce affatto che ci siano state fucilazioni e decimazione al netto degli abusi perpetrati. Non scandalizza neppure il fucilato che, a cena con gli amici, ostenta ammirazione verso i tedeschi, considerati classe militare superiore agli italiani.
Perchè la reazione dei soldati è stata quella di mollare senza battersi?
E’ come se militari ucraini familiarizzassero con i russi invasori in questo Natale 2025; qualcosa che non potremmo capire ed accettare, eppure è accaduto a Caporetto nel 1917.
La vicenda è ancor oggi oggetto di studio sociologico. Come dire che Caporetto 1917 la ritirata non è affatto un argomento chiuso affidato alla Storia, restando pronto alla ricerca d’una spiegazione per quanto disonorevole possa essere.
La vicenda non è chiusa perchè da quei fatti molti (la maggioranza) ritennero che il Paese avesse bisogno di un ventennio di dittatura per costruire la Nazione. Il Risorgimento avrà certamente riscritto la geografia della penisola italiana, ma non ha sicuramente fatto gli italiani. Si chiamò il Fascismo a completare l’opera risorgimentale.
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