Brexit: previsioni tutte sbagliate, perchè?

Nel campo delle previsioni verso l’esito delle votazioni Brexit tutti hanno sbagliato. Perchè?

Osservando le dirette televisive italiane si nota agevolmente un errore di fondo comune:

  • nessuna diretta televisiva ha invitato personaggi a favore della Brexit!
  • l’età media degli “analisti” è stata troppo giovane;
  • le corrispondenze dalla Gran Bretagna erano integralmente concentrate dalle grandi città e non anche dalla provincia.

Si tratta di 3 errori mortali per ogni analisi di mercato e di tendenza politica. In pratica si replica l’errore del 2000, quando non si seppe capire che sarebbe stato Bush il presidente degli Stati Uniti. Una simile impostazione spiega anche l’attuale ostilità verso il candidato repubblicano Donald Trump.

Brexit dovrebbe essere un esempio per correggere questi errori che si ripetono. I giovani sono certamente il nostro futuro, ma non possono anche essere il nostro presente. Si tratta di un errore si replica anche in campo bancario e aziendale. Solitamente l’età media dei dirigenti è oggi troppo bassa, trascurando i cinquantenni (matusa). In realtà il cinquantenne avrebbe l’età giusta per analizzare e capire con esperienza.

Perchè l’esperienza è una virtù che in Europa è stata dimenticata a favore della giovane età? Brexit, sociologicamente parlando, rimette a posto le carte. Con l’evento “Brexit” ci rendiamo conto degli errori strutturali dell’Unione Europea e di una stagione politica che volge al termine. Con la crisi della Ue emergono anche le contraddizioni dell’immaturità da globalizzazione. Non va neppure dimenticato come la subprime fu una grave crisi finanziaria figlia di manager ragazzini. L’errore, in quel caso, fu di credere che i mercati sarebbero sempre cresciuti al crescere dell’offerta. Dimenticare la domanda fu lo sbaglio della subprime. In realtà fu uno sbaglio per pura inesperienza. La stessa inesperienza porta i giovani a credere alle loro illusioni senza studiare i fatti. Brexit conferma che serve studiare con il cervello anzichè il cuore.

Il guaio è che questi errori si pagano con altri prezzi. Serve un ripensamento recuperando il valore dell’esperienza. Detto più direttamente servono manager cinquantenni in luogo degli attuali. Alzare l’età media di chi studia e capisce per decidere! 

Scrive un lettore in questo momento: cosa sarà dei nostri clienti che vedono la sterlina cadere del 10%? Certo, prepariamoci a 6 mesi d’instabilità con prezzi in calo (petrolio, immobili, beni finali). Certamente la sterlina si riprenderà lasciando i cocci alla Ue. Da qui si apre una domanda molto critica sulla permanenza nell’euro. I nuovi flussi d’investimento saranno verso la sterlina, il dollaro, il franco svizzero.