Analfabeta è colui che pur avendo studiato per 13 anni (conseguendo il diploma) pari a un investimento, da parte dello Stato di 9.000 x 13 =117.000 o anche laureato (almeno con la triennale) quindi 11.500 x 3=34.500 quindi portatore di 117.000 + 34.500 =151.500 d’investimento pubblico, non sa ragionare in forma autonoma replicando quello che sente (in fondo un ripetitore).

Chiarito il concetto del “ripetitore”, quindi di colui che è privo di pensiero innovativo limitandosi ad affermare quello che gli altri hanno già detto, ci sono dei passaggi linguistici importanti che consentono l’individuazione dell’analfabeta.

L’ignorante fa grande uso di terminologia straniera, in genere, d’origine britannica o statunitense comunque anglosassone. Un analfabeta non sa esprimersi in lingua madre, nella fattispecie in italiano per spiegarsi. Questa tipologia di soggetto ha bisogno di parole di sintesi straniere per accorciare una frase che neppure lui ha capito.

E’ comunque analfabeta quella persona che “inzuppa” il suo dire con parole ripetute come “diciamo“. Quest’ultimo termine si configura come un tumore linguistico. Si tratta di una parola che non dice nulla ed è per questo molto ricercata. S’aggiunge alla lista “appunto” oppure “praticamente” e nel linguaggio diretto il “tu” senza conoscere l’altra persona od esserne legato di vincoli d’appartenenza come, ad esempio, lo stesso lavoro. Completa il quadro “l’infatti” usato in forma ossessiva.

Come si nota, sia il largo uso di parole straniere sia ripetitive (modello “diciamo”) hanno un filo conduttore: la sintesi.

L’analfabeta è una persona sintetica, il che non significa affatto concreta, ma esistenzialmente vuota.

L’immaturo s’esprime solitamente con “Io” ben guardandosi dal far riferimento ad un pensiero consolidato, scritto e discusso (l’inadeguato non conosce le fonti e non le cita nei suoi “ragionamenti”).

Ecco alcuni esempi:

a) al posto della chiusura attività per qualche calamità, l’inadeguato s’esprime con “lockdown“.

b) anzichè polmonite cinese chiama l’epidemia “covid“. Tale termine fu coniamo dall’Organizzazione mondiale della sanità per non colpevolizzare la Cina comunista, quella con capitale Pechino (a differenza della Cina nazionalista con capitale Taipei).

c) invece di lavoro agile, svolto da casa, il povero di spirito si blinda nello “smart working“;

d) la gente povera chiama “location” il negozio o il ritrovo;

e) ora è di moda la de-escalation in luogo di riduzione del rischio.

Come Lev S. Vygotskij ha insegnato in “Pensiero e linguaggio” l’uso di parole straniere, nella lingua madre, rende stranieri in Patria allontanandoci tra di noi, il che porta naturalmente alla conflittualità come metodica espressiva. Ecco perchè l’analfabeta è pericoloso; si configura come un virus per ammalare il corpo sociale.


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