Il 2009

di Giovanni Carlini – un sociologo economista

L’articolo pubblicato su Siderweb.com dove ci si chiede come fare nel comparare i ritmi di produzione del 2009 con un anno di riferimento adeguato, ha prodotto un intenso dibattito. Se lo scopo del portale della siderurgia italiana non è solo quello di “dire”, ma di presentare idee e punti di vista emergenti dalla comunità degli operatori, ecco qui un’intervista a due protagonisti.

Le sintesi offerte restano motivo di riflessione per tutti noi e stimolo per muoverci sul mercato in forme più adeguate alle nuove difficoltà.

Domanda: quale anno o periodo rappresenta un corretto confronto con il 2009 nell’industria siderurgica italiana?

Risponde il Direttore Generale della CLN Spa, ing. Cesare Viganò: Per la natura dell’attuale crisi, contemporaneamente finanziaria e industriale, nonché per le caratteristiche di verticalizzazione
(tocca tutta la filiera, dal produttore d’acciaio al consumatore finale, passando attraverso la distribuzione) e di trasversalità (riguarda in modo sincrono tutte le aree geografiche), non c’e similitudine con precedenti periodi, pur caratterizzati da passaggi critici di consumo e pressione sui prezzi. Del resto dopo i livelli di fine luglio 2008, che restano ai massimi mai raggiunti nella storia siderurgica, il ridimensionamento non poteva che essere macroscopico (circa 450 €/t)

Risponde Mauro Oliani Amministratore Delegato della COGEME-SIderimpex – trasformazione di acciaio e centro servizi: Ritengo che il 2009 sarà un anno non confrontabile con il passato, perchè la situazione che si è determinata in seguito alla “tempesta perfetta”, complice una speculazione eccessiva, non consente paragoni né di andamento del prezzo né di analisi sui consumi (reali come apparenti).

Domanda: come pensa possa evolvere il mercato nel 2009?

Viganò: Se proprio si vuole numericamente identificare il primo semestre 2009 con un periodo precedente, ci si deve riportare all’inizio del 2004, dove i prezzi base dei coils erano più o meno gli stessi di oggi, così come i livelli della produzione mondiale, anche se con una ripartizione geografica totalmente differente, rispetto all’attuale caratterizzata oggi, da una progressiva riduzione nelle aree mature a favore dei mercati emergenti.

Oliani: penso che se la timida ripresa dei prezzi di queste ultime settimane si consoliderà, avremo un periodo di relativa tranquillità in cui i consumi potranno essere equiparati al 2006 e ci sarà un “traghettamento” lento, ma stabile verso il 2010. Se invece nelle prossime settimane i prezzi dovessero scendere di nuovo, la “sofferenza” degli ultimi mesi sarà ancora acuita e si rischierà un collasso del sistema con avvenimenti che ancora nessuno osa immaginare.

Domanda: sarà vero che possiamo accontentarci di vendere meno contraendo la produzione?

Viganò: L’evoluzione prevedibile per il secondo semestre 2009 dovrebbe avere come presupposti queste condizioni:
– progressivo rientro delle condizioni di overstock presenti in tutta la filiera sui livelli fisiologici alla ridotta attività di vendita, entro la fine di agosto/settembre, per affrontare almeno il quarto trimestre senza condizionamenti;
– lieve, ma concreto miglioramento della domanda reale in qualche settore di consumo, ulteriormente supportato dal parallelo miglioramento della domanda apparente, nel corso dell’ultimo quadrimestre;
-mantenimento, da parte dei produttori, della rigida disciplina finora adottata sulle capacità produttive utilizzate, funzionale a ottenere gli aumenti di prezzo più volte auspicati e mai applicati;
-monitoraggio ufficiale delle importazioni extra comunitarie, per evitare sfasature con gli arrivi speculativi sul quarto trimestre, evitando il rischio di ricreare potenziali overstock sul fine anno/inizio del nuovo;
-comportamento selettivo, ma maggiormente disponibile del sistema creditizio, per consentire l’accompagnamento graduale di ripresa dell’attività e d’iniziale ritorno a qualche forma di investimento. La contrazione dei consumi e l’assorbimento degli overstock non consente di ritornare a livelli produttivi fisiologici nel breve: forse l’obiettivo è di ridurre la negatività che il primo semestre ha evidenziato, restando però purtroppo su valori penalizzanti per il pareggio aziendale.

Oliani: Aprile e maggio hanno indicato un trend di calo contenuto, ma deriva solo dalla contrazione della produzione, che consente meno isterismo commerciale.

Domanda: la Cina fa ancora paura e risulta fortemente ridimensionata dalla crisi, non cogliendo il mitico +8% di crescita del PIL, esponendosi così a rivolte e ribellioni sociali che potrebbero collassarne il “sistema sociale”, cosa ne pensa?

Viganò: I paesi del Far East, con la Cina e l’India in testa, saranno sempre più l’ago della bilancia internazionale, avendo ancora consumi interni e un potenziale di sviluppo, che anche solo in termini relativi (vedi l’esempio del 2009) è enormemente superiore al resto del mondo. Con la situazione produttiva che si è creata nel primo semestre 2009, la Cina, da sola, pesa ormai quasi il 50% della produzione totale mondiale è quindi del tutto rilevante l’atteggiamento dei cinesi in termini di politica commerciale all’esportazione.

Oliani: Sulla Cina non esprimo pareri, poiché non conosco la situazione reale e per esperienza, le notizie che si leggono sui giornali o sui media, spesso non rispecchiano la realtà.

Domanda: tolta la Cina a rischio di collasso sociale e la Russia, che non sa offrire norme certe per la crescita del suo mercato, che cosa ci resta?

Viganò: Malgrado anche altre aree geografiche abbiano indubbi vantaggi nei costi di produzione, per la disponibilità di materie prime, come i paesi ex-CIS (Russia e Ucraina) e il Brasile, sembra difficile pensare a loro come attori in grado di controbilanciare lo strapotere dei produttori del Far East (Cina in primis) che saranno ormai assolutamente determinanti, nel bene e nel male.

Oliani: Non vorrei che ci lasciassimo troppo influenzare dagli avvenimenti esterni, che pur in un mercato globale, sono solo un aspetto dei problemi che viviamo in Italia. Preferirei meno chiacchiere sugli altri e più azioni concrete applicate al nostro contesto.

Domanda: gli USA saranno i primi a ripartire appena la crisi allenterà la sua corsa, avete progetti per entrare rapidamente in quel mercato?

Viganò: Gli stessi USA, che strutturalmente hanno una capacità di reazione alla crisi più rapida di altri, siderurgicamente parlando, sono sia “chiusi” su se stessi che insistenti sull’area NAFTA, cercando l’ottimizzazione più al loro interno, che guardando a una leadership, che forse oggi è impossibile venga loro attribuita.

Oliani: Anche questo è un luogo comune, che non dovrebbe distoglierci dai veri problemi che soffriamo. Non è il momento d’internazionalizzare le imprese, ma di consolidare quelle esistenti che si dimostreranno in grado di superare la crisi, perché temo che nei prossimi mesi si avverino “chiusure” aziendali tali da stravolgere l’attuale situazione.

Domanda: la globalizzazione è finita, oggi si parla di macroaree (vedi UE) concordate con questa visione?

Viganò: La “nostra” UE, allargata a 27 evidenzia chiaramente dove ci sarà lo sviluppo: i paesi del blocco emergente ex-est, pur con molte difficoltà, avranno ancora molto da fare e attireranno investimenti. Gli stati più maturi si dovranno consolidare sulle posizioni raggiunte e difficilmente, si ipotizza per loro un trend di sviluppo con valori di PIL interessanti.

Oliani: Concordo, penso che si debbano consolidare queste macroaree accorpando le eccellenze e preparandosi a sfruttare le occasioni che ogni crisi, una volta terminata, offre agli attori che sapranno essere virtuosi nel coglierle per primi